domenica 3 gennaio 2016

Aurobindo e Mére: lo yoga cellulare

"E' nella frontiera cellulare che si trova la chiave, ovvero il passaggio della morte.
E se la trasformazione è possibile in un corpo è possibile in tutti i corpi".
"Sarà proprio il corpo a gettare un ponte tra la vita fisica quale noi la conosciamo
e la vita sovramentale che si manifesterà".
 

Sri Aurobindo (1872 - 1950) è uno dei maggiori maestri spirituali dell'India moderna, il suo insegnamento è rivoluzionario (come la sua personalità) e contempla una trasformazione completa fino ai recessi più intimi della materia e della natura biologica per realizzare quello che lui definiva lo "stato sopramentale".

L'infanzia di Aurobindo lo vede in Inghilterra già dall'età di sette anni, per essere educato seguendo i canoni occidentali, secondo la volontà del padre.
Torna in India a vent'anni dopo essersi laureato a Cambridge - suo padre è morto da poco - e si appassiona alla causa dell'indipendenza indiana ("Il nostro vero nemico non si trova in una forza esterna ma nelle nostre rumorose debolezze, nella nostra vigliaccheria, nel nostro sentimentalismo dalla vista corta") e nel contempo si avvicina allo yoga e alla meditazione.
Il contatto con lo yoga avviene in modo curioso, quando suo fratello Barin - colto da una febbre quasi mortale - ottiene una guarigione folgorante quando un monaco mendicante seminudo e coperto di cenere (un Sadhu), gli porge un bicchier d'acqua su cui ha fatto sopra un segno recitando un mantra; da lì Aurobindo capisce che lo yoga possiede in sé un grande potere e ne intraprende lo studio; tre anni dopo riceve l'iniziazione di un bhakti yogi (yogi della devozione) e il suo nome cambia in Sri Aurobindo.

Si sposa a 29 anni, ma sua moglie non saprà seguirlo nel suo cammino; nel 1906 si trasferisce a Calcutta - cuore della lotta politica - dopo aver passato qualche anno a insegnare francese e inglese all'Università del Principato di Baroda ed essere diventato segretario particolare del Maharaja.
A Calcutta diventa animatore del quotidiano politico Bande Mataram (Salutiamo la Madre India) e aderisce al partito estremista del Congresso; viene accusato di avere preso parte a un attentato contro un magistrato britannico e nel 1908 viene arrestato ed incarcerato per un anno.
L'esperienza dell'incarceramento sarà molto importante per Aurobindo, comprende che l'oppressione straniera dell'India è solo un aspetto particolare di un problema di portata ben più universale: la trasformazione della natura umana ("Occorre ribellarsi non solo contro l'impero britannico, ma contro l'intera natura universale!"), così come - in parallelo - l'inedia del popolo indiano rappresenta la mancanza di volontà dell'individuo di trasmutare la propria natura.

Liberato dalla carcerazione, ma sempre tenuto sotto sorveglianza, Aurobindo si trasferisce clandestinamente nella colonia francese di Pondichéry guidato da una voce interiore, è qui che fonda il suo Ashram nel 1926, con l'aiuto di una collaboratrice spirituale che lui chiamerà Mére (la Madre), in quanto considerata incarnazione avatarica della Madre Universale.

La figura di Mère (1878-1973) è cardinale negli insegnamenti di Aurobindo, la cui collaborazione gli permette di verificare esperenzialmente ciò che la sua intuizione ed illuminazione gli aveva permesso di vedere.

Al secolo Mirra Alfassa, Mère nasce a Parigi nel 1878 da padre turco e madre egiziana, è una donna intensa, irrequieta e intelligentissima, riceve un'educazione matematico-scientifica ma studia anche musica e pittura (è amica di Rodin, Monet e di altri grandi impressionisti).
Mère sposa un pittore da cui divorzierà per unirsi ad un filosofo, Paul Richard, che finirà per condurla a Pondichéry ed è qui che avviene l'incontro con Aurobindo, riconoscendolo come quell'uomo vestito di bianco che le appariva nelle sue visioni.
Nel 1920 si stabilisce definitivamente a Pondichéry, dopo quattro anni passati in Giappone a contatto con lo Zen e dopo aver sciolto il suo secondo matrimonio; vivrà trent'anni accanto ad Aurobindo continuandone il lavoro anche dopo la dipartita dal corpo (il 5 dicembre 1950), gestendo quell'ashram che definirà "campionario delle difficoltà umane".
Mère continua a praticare lo yoga della materia e delle cellule fino alla sua morte nel 1973; la straordinaria storia di questa esperienza pionieristica è descritta nei particolari nei 13 volumi dell'Agenda di Mère, redatta dal suo discepolo più amato, Satprem.

Aurobindo studia a lungo tutti i tipi di yoga tradizionali e li fonde in una straordinaria sintesi: lo yoga integrale o Purna Yoga (piena unione col Divino). Secondo la visione classica dello Yoga è necessario ritrovare la Divinità mediante un movimento di ascensione e di trascendenza, Dio quindi non si trova nel mondo (che è maya, illusione), ma al di là del mondo... ebbene il Purna Yoga tenta di collegare questa "ascesa" con una "discesa" del principio divino verso la Materia.
In Aurobindo si fonde la cultura mentale occidentale e la visione sovramentale orientale; Tagore, premio Nobel indiano per la poesia, riconosce in Aurobindo un autentico profeta ("l'antico Vate"): "L'India parlerà al mondo attraverso la vostra voce".

Aurobindo pensa che non ci si debba distaccare dal mondo e rinnegare la vita, ma cercare di cambiare la natura del mondo e della materia (definisce questo concetto come il "Segreto dei Veda").
Il punto di partenza per la ricerca di questa completa realizzazione deve essere la consacrazione vera e integrale di se stessi. ("La verità dello Spirito non deve solamente essere pensata, ma vissuta; e per viverla, è indispensabile un orientamento totale dell'essere. Una palingenesi come quella dello yoga non può essere realizzata con una volontà divisa, con una scarsa energia o con un pensiero vacillante. Colui che cerca il Divino deve consacrarsi interamente e unicamente a Dio"), poi è necessario apprendere il silenzio mentale, in quanto per scoprire una nuova terra, bisogna lasciare quella vecchia, e dunque per oltrepassare la mente bisogna portarla al silenzio. 

Secondo Aurobindo l'essere umano è una specie in transizione, l'umanità si caratterizza per le proprie capacità mentali ma deve lasciare il passo ad una mutazione completa e permettere la nascita di un nuovo essere (che definisce sovramentale), la cui distanza dall'uomo è analoga alla distanza tra un uomo ed un animale.
Il vero Yoga Integrale deve poter diventare un nuovo modo di essere ("non possiamo fare meditazione e poi uscirne e ricadere nel caos, abbiamo bisogno di essere nella Verità in ogni istante della nostra vita, nella vita interiore e in quella esteriore") e deve condurre ad una mutazione fino al più intimo livello biologico-cellulare ("Sviluppare la Supermente significa sviluppare la divinità che è già dentro di noi e farla scendere in noi fin nelle parti più remote delle nostre cellule").

venerdì 1 gennaio 2016

Significato del 2016


Il guerriero e la fine di un grande ciclo
Tutto nell'Universo è ciclico, nel calendario Gregoriano finisce un anno e ne inizia uno nuovo con frequenza diversa dal punto di vista dei numeri.
La transizione dell'energia fra i cicli non è immediata, inizia un po' prima e si assesta un po' dopo, dunque, l'energia del nuovo anno si sente già da qualche settimana.

Il 2016 è un anno con energia 9 (2+0+1+6 = 9)

IL NUMERO 9 porta l'insegnamento come cammino della propria maestrìa. Cosa ho imparato nei cicli precedenti? Cosa posso apportare al mondo dopo aver fatto i miei percorsi personali?

Il 2016, rappresenta la fine di un ciclo di 9 anni in cui possiamo avere i conti di ciò che è accaduto negli anni passati. È un numero di iniziazione perché apre un livello superiore nello sviluppo spirituale. La Terra sta accelerando la sua frequenza e noi dobbiamo stare sempre più centrati per cavalcare i cambiamenti. I corpi di luce si stano svegliando e la dualità si vede molto chiaramente. Quest'anno ha un'energia molto sottile, in cui dobbiamo stare attenti a ciò che si sente, non a ciò che ci dicono i sistemi di controllo.

NUMEROLOGICAMENTE
Il 9, essendo l’estremo opposto dell’uno (quello che inizia), parla di Universalità perché contiene la vibrazione di tutti i precedenti; se sommiamo i digiti semplici il risultato sempre sarà 9:
 1+2+3+4+5+6+7+8+9= 45     (4+5=9)
Se lo moltiplichiamo per qualsiasi numero, ugualmente il risultato si riduce al 9.
 Es. 9x3= 27   (2+7= 9)  /  9x5= 45     (4+5= 9)
Il numero 9 è importante che sia accompagnato da altri, perché da solo tende al narcisismo. Il lavoro di squadra, la cooperazione e la tolleranza sono esigenze di questa frequenza Nove.

Quest’anno ci chiede di concludere ciò che si è lasciato a metà, di riconoscere i propri limiti e prendere responsabilità dei propri errori e di ciò che abbiamo fatto correttamente.

Il pianeta che regge il 9 è MARTE; il guerriero, l’energia di fuoco e il magnetismo.
Marte aiuta con la sua energia rossa ad accelerare le cose rallentate o i processi che faticavamo a chiudere, ma anche dona un’energia focosa che usata male, porta a litigi, capricci e guerre.
L’impulso deve tenersi sotto controllo, pensare bene come si vuole iniziare un nuovo ciclo e mettere attenzione precisa al seme, sia quello che abbiamo piantato prima, sia quello che si vuole piantare il prossimo anno.

A livello planetario, il 9 invita a creare comunità, a guardare oltre le apparenze e sviluppare la maestrìa di se stesso, per poter crescere come gruppi; aprire la visione a ciò che non si vede con gli occhi fisici, ma con gli occhi del cuore, alleggerire gli zaini per ascendere ad una dimensione più alta. Il rischio di guerre è alto, ma sta anche a noi, creare la pace dentro per vibrare in un collettivo armonico.
Vibrare con l'energia femminile ed intonarsi con la beatitudine dello sconosciuto. L'equilibrio dell'acqua, raffredda il fuoco eccessivo.

Nella tradizione del Kundalini Yoga, il numero 9 rappresenta il "Corpo sottile" e ha come qualità la serenità e lo sviluppo di questo Corpo. Il nono corpo, si trova fisicamente nei piedi ed è quel bocciolo che tiene all'anima quando incarniamo il corpo e quando lo lasciamo il giorno della morte. Un corpo sottile sviluppato, crea la visione dei mondi invisibili e la maestria del proprio essere. Più alto è, meno attaccamento c'è.

Pietra: zaffiro / granato
Colore: Rosso
Mantra: Wahe guru / Sat siri Akal, siri akal, maha akal, sat nam, akal murat, wahe guru / Aap sahae hoa sache da sacha doa, har har har.
Virtù: La calma
Pranayama: Sitali pranayama per raffreddare l'eccesso di fuoco interiore e Respirazione dalla narice sinistra.

È fondamentale sviluppare la serenità per proiettare e sentire la gioia dell'Universo!!
!
Che sia uno splendido ciclo di rinnovazione, fine dei cicli obsoleti e tanta morbidezza per unire le forze in noi senza guerre interiori. 


AUNG RA MA AUNG.
Gisela Kaur


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Il 9 rappresenta le grandi realizzazioni mentali e spirituali perché è l'ultima e la più alta delle cifre elementari: denota quindi le sue qualità “superiori”. Poiché il 9 è originato da 3x3, gli individui 9 sono dei tre “magnificati”, cioè nei quali le caratteristiche positive e i difetti del numero generatore si trovano in grado più alto, è dunque un numero connesso con l'amore, perché possiede moltiplicata la forza sessuale maschile del tre. Questo amore, però, può anche spiritualizzarsi, esplicandosi in compassione per l'umanità, responsabilità sociale, desiderio di agire in senso benefico.
Significato del numero 9 nelle vaie culture

    Buddista. Il supremo potere spirituale; un numero celeste.

    Celtico. Un numero altamente significativo nella tradizione celtica; un numero centrale con le otto direzioni che, col centro, diventano nove. Le triplici dee sono tre volte tre; vi sono nove fanciulle celtiche e nove pietre bianche che simboleggiano le nove vergini ancelle di Brigit; nove è anche in relazione con i riti del Fuoco di Beltane cui assistono ottantun uomini, nove per volta.

    Cinese. Potere celeste, poiché il 3 x 3 è il più propizio di tutti i numeri. Denota anche le otto direzioni con il centro che costituisce il nono punto, come nella Sala della Luce. Vi sono otto grandi leggi sociali e classi di funzionari. Nella divisione della terra secondo il Feng-Shui vi sono otto quadrati esterni per la coltivazione della terra da parte dei proprietari, mentre il quadrato centrale, il nono, è l’«acro di dio», dedicato a Shang-ti, il supremo sovrano; è anche chiamato il «campo dell’Imperatore», il che denota la sua posizione di delegato del potere celeste.

    Cristiano. Il numero nove appare poco nel simbolismo cristiano. Vi sono le triple triadi di cori angelici e le nove sfere e i nove anelli intorno all’inferno.

    Ebraico. Pura intelligenza, verità, poiché si riproduce se moltiplicato. Nel Cabalismo simboleggia la base.
Kabbalisticamente, il Nove è associato alla lettera Tet (ט) che significa “bastone di comando” e la prova che ci sottopone è quella di imparare a gestire quella parte della nostra personalità che aspira al potere e al comando. Proprio per questa caratteristica, il Nove viene definito il “numero della Verità“.

    Egiziano. L’Enneade.

    Greco-Romano. Vi sono nove dèi e, successivamente, vi furono nove muse.

    Indù. Il numero di Agni, il fuoco; il quadrato del nove forma il mandala degli ottantun quadrati e porta all’universo, che racchiude.

    Maya. Vi sono nove oltretomba, ciascuno governato da un dio.

    Pitagorico. Il limite dei numeri, poiché tutti gli altri esistono e ruotano intorno a esso.

    Scandinavo. Odino/Wodan rimase appeso per nove giorni e nove notti sullo Yggdrasil per conquistare i segreti della saggezza a favore dell’umanità. Skeldi, la Persefone del nord, dea della neve, vive sulla sua montagna tre mesi e sulle rive del mare del Nord nove mesi. Nove è il numero sacro nel simbolismo Scandinavo-teutonico.