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martedì 13 ottobre 2015

La Dea e gli Archetipi

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La Dea, come archetipo generico senza volto e senza nome, è il principio divino femminile, Colei che ha creato il Tutto.
Proprio per questo viene specialmente vista come Madre.
In tutte le culture ancestrali “Dio” era donna. Mentre il principio divino maschile era visto più come un compagno della Dea che non come un “Dio creatore”.
Il che è perfettamente ovvio, poiché la spiritualità degli antichi si basava sull’osservazione della Natura e dei suoi cicli.
Le donne, gli animali femmine erano coloro che davano la vita. Mai gli uomini. Ed è stato solo successivamente che gli esseri umani hanno capito che il concepimento avveniva con l’aiuto dell’uomo: prima, infatti, si pensava che le gravidanze fossero una benedizione donata dalla Dea o dagli spiriti.
Con l’evoluzione dell’umanità sono nate poi divinità femminili più complesse, ovvero aspetti più specifici del divino femminile. Questi sono chiamati archetipi e sono rappresentati principalmente da quattro aspetti della Dea: la Fanciulla, la Madre, la Donna Saggia e la Crona.
Quattro come le fasi lunari a cui ogni archetipo è legato. Quattro come le stagioni. Quattro come gli elementi. Quattro come i punti cardinali e così via…
Anche questi archetipi sono rappresentati da migliaia di Dee, con un nome, un volto, un determinato carattere, come ad esempio le conosciutissime Diana, Brigid, Atena, ecc.
Ogni cultura in ogni parte del mondo ha avuto (ed ha ancora!) il suo “pantheon”, ovvero un’universo di Dee e Dei, spesso legati a specifiche leggende ed avvenimenti.
In questa pagina analizzeremo brevemente i quattro archetipi principali.

Fanciulla
La Fanciulla è colei che rappresenta tutte le ragazze che si sono appena affacciate alla ciclicità, che hanno cioè avuto il menarca (le prime mestruazioni). E’ un archetipo gioioso, leggero, puro. La Fanciulla non è più bambina, ma non è nemmeno donna. La sua fase lunare è la Luna Crescente, legata alla fase pre-ovulatoria del ciclo mestruale e la sua stagione è la Primavera. La Fanciulla si affaccia al mondo con curiosità, desiderosa di esplorare e conoscere. La sua sessualità non è ancora matura: tutto è un gioco di esplorazione ed apprendimento. La fiamma interiore di questo archetipo è una candela vivace che danza al ritmo della vita.
Alcune Dee Fanciulle: Brigid, Blodeuwedd, Flora, Eostre, Diana.

Madre
La Madre è colei che si trova nel pieno dei suoi anni fertili. E’ una donna adulta nella sua fase creativa più potente. L’archetipo della Madre non è per forza legato all’atto fisico di dare alla luce un bambino, ma rappresenta la creatività in tutti i suoi aspetti. Si può essere madri di bambini, ma anche di animali, di idee, progetti, arte.
La sua fase lunare è la Luna Piena, legata alla fase ovulatoria del ciclo mestruale e la sua stagione è l’Estate. La Madre pratica il proprio potere conoscendo la propria ciclicità ed affronta il mondo conscia di questo potere. La sua sessualità è matura e consapevole. La fiamma interiore della Madre è un fuoco ardente e danzante. I suoi simboli per eccellenza sono il Calderone, il Calice, le Grotte, i Laghi, il Mare. Tutti quei luoghi o oggetti che ricordano l’utero che contiene la Vita.
Alcune Dee Madri: Anu/Danu, Pachamama, Cerere/Demetra, Rhiannon.

Donna Saggia
La Donna Saggia è un po’ l’archetipo dimenticato. E’ colei che non ha più il ciclo mestruale. Si trova nei suoi anni di pienezza dopo la menopausa, ma specialmente oggi che la vita è più lunga, una donna in menopausa non rappresenta certo la Crona, la quale, come vedremo, è la guardiana della soglia tra la vita e la morte. E’ quindi errato, in un certo senso, parlare di triplice Dea. La Donna Saggia è colei che incarna dentro di sé il potere della Fanciulla e della Madre. La sua fase lunare è la luna calante, collegata alla fase pre-mestruale e la sua stagione è l’Autunno. E’ colei che nutre se stessa ed offre la sua saggezza ed il suo nutrimento solo quando lo desidera. In un certo senso è slegata dall’obbligo della Madre di nutrire i propri bambini per sostenerli. La sua sessualità può essere ancora accesa e vivace. La fiamma interiore della Donna Saggia è un fuoco quieto che arde sotto il Calderone e ne fa sobbollire il contenuto.
La Donna Saggia è anche legata all’idea di Levatrice. Colei che aiuta le donne più giovani a partorire.
Alcune Dee Donne Sagge: Kerrydwen, Abuela Luna, Ixchel, Atena.

Crona
La Crona è colei che si avvicina alla fase finale della propria vita consapevolmente e senza paura. E’ la donna molto anziana, i cui movimenti ed i ritmi di vita sono rallentati. I suoi capelli sono candidi e la sua pelle coperta di rughe. La Crona racchiude in sé tutti gli archetipi precedenti, perché li ha vissuti tutti. E’ al massimo del suo potere. La Crona è la guardiana della soglia tra la vita e la morte, ma ci parla anche di rinascita. La sua fase lunare è la luna nuova, legata alla fase mestruale. La sua stagione è l’inverno. L’Anziana è colei che si trova in uno stato introspettivo, sempre più lontana dagli affanni terreni. La sua sessualità è spenta, poiché il suo spirito è più rivolto ai mondi sottili. La fiamma interiore della Crona è una brace che arde sotto le ceneri di un fuoco spento, pronta ad essere risvegliata con un solo soffio perché il suo potere è ancora molto forte.
Alcune Dee Crone: Cailleach, Hekate, Elli, Baba Yaga.


mercoledì 22 ottobre 2014

Donna Sciamana

Woman Shaman – © 2006 Max Dashu
 
Un proverbio Chukchee dice:
 “Woman is by nature a shaman.
 La donna è per natura sciamana”(1)
La dimensione femminile di questo ‘regno’ di esperienze spirituali è stata spesso sottovalutata. Mircea Eliade riteneva che le donne sciamane rappresentassero la degenerazione di una professione originariamente maschile, benché fosse difficile spiegare come mai tanti sciamani indossassero abiti femminili e assumessero atteggiamenti femminili. Questa teoria così comune non tiene conto affatto delle tante tradizioni diffuse, dai Buriati (Mongolia) ai Bwiti in Gabon, secondo i quali la prima sciamana è stata una donna.
Di fatto, in alcune culture le donne sciamane erano predominanti. Anticamente, in Cina e in Giappone e ancora in Corea e ad Okinawa, come pure in Sud Africa (San) e nella California del Nord (Karok e Yurok) ci sono infiniti esempi. Ma anche nel Cile del sud, dove troviamo le Machi dei Mapuche, e nelle Filippine le Babaylan e le Catalonan. Le immagini, le tradizioni orali, le descrizioni storiche mostrano invocatrici, guaritrici, erboriste, divinatrici e oracolanti, danzatrici estatiche, donne che potevano cambiare aspetto (shapeshifters), viaggiatrici sciamaniche, sacerdotesse di antiche tradizioni.
Le Wu cinesi erano sacerdotesse estatiche che danzavano su ritmi di tamburi e flauti fino a raggiungere uno stato di trance durante il quale ricevevano gli shen (spiriti) nei loro corpi, e sotto la loro ispirazione guarivano e facevano profezie parlando in varie lingue, ingurgitando parole e sputando fuoco. Il potere degli shen che si generava nelle danze si diceva avesse la capacità di sollevare gli oggetti in aria per evitare che le Wu si ferissero. I visitatori greco romani in Anatolia e in Cappadocia riferiscono nei loro racconti di viaggio che là le sacerdotesse della Dea asiatica, chiamata dai greci Artemide Perasia, camminavano scalze sui carboni ardenti senza ferirsi. (2)
Alcune tombe femminili in Asia Centrale sono state attribuite a principesse sciamane dalle archeologhe Natalia Polosmak e Jeanine Davis-Kimball. La principessa Ukok (5° secolo BCE) fu sepolta con un abito adorno dell’Albero della vita, con felini dorati e uccelli sui rami.
Simili ritrovamenti sono stati rinvenuti a Ussun, Kazakistan del sud, e in Ucraina nel bacino del Tarim, anch’essi con i temi ricorrenti dell’Albero della Vita sui copricapo, oltre ad amuleti, incensi, borse mediche e specchi sacramentali. Specchi analoghi sono stati trovati anche nella regione Bactrian in Afghanistan e si ritiene fossero strumenti iniziatici utilizzati dalle adepte in Tibet. Le incredibili dee mikogami in Giappone detenevano lo ‘specchio sacro’ della dea del sole, Amaterasu. La presentazione visiva “Woman Shaman” include una sequenza di immagini femminili che cambiano forma, trasformandosi in animali o in sella a destrieri sciamanici. Questi temi sono ricorrenti in molte tradizioni e vivacemente illustrati nella moderna arte artica dell’incisione. Un’ incisione in avorio della tribù degli Aleut (circa 1816) mostra una sciamana che indossa un maschera di animale.
(Altri esempi "Woman Riding a Bear" by Cecilia Arnadjuk, Repulse Bay, Canada; "Woman/Polar Bear" by Odin Maratse, Greenland; a walrus-tusked "Woman Shaman" by Nancy Pukingrnak of Baker Lake; a half-woman, half-walrus piece titled "Woman Shaman Transforming Herself"; and "Medicine Woman" by Kaka of Cape Dorset.)
Le dervisce e le marabutte del Nord Africa conservano dei titoli islamici, ma seguono pratiche più antiche. In Tunisia le dervisce curano gli ammalati dalle possessioni dei jinn. Nel rituale, suonano i tamburi per scoprire quali jinn abbiano causato le malattie, e quando quello giusto viene colpito la persona ammalata comincia a danzare mentre la sciamana derviscia parla allo spirito, chiedendo cosa abbia causato lo stato di malattia e quale sia la cura necessaria. (3)
I Codici prodotti dagli artisti Aztechi, subito dopo la conquista spagnola, mostrano donne che presiedono il temescal (sweat lodge). Un’invocazione cantata dalle sacerdotesse riportata in un’incisione dice : “Madre degli dei e di tutti noi, il cui potere creativo e portatore di vita illuminò il Temescal - anche chiamato Xochicalli, il luogo dove lei vede le cose sacre - rigenera ciò che è stato danneggiato nei corpi umani, fa crescere forti le giovani e tenere cose, e aiuta e cura." (4)
I Canti di invocazione si sono mantenuti fino ad oggi nella tradizione dello sciamanesimo messicano. Maria Sabina, “la donna che sa nuotare nel sacro ”, pronunciava degli incantansi da un profondo stato di coscienza alterata. L’imposizione della mani era parte della sua pratica.
Un po’ più a nord in California, Bernice Torrez dei Kashaya Pomo, guariva col tocco delle mani, rimuovendo così gli spiriti della malattia dalla persona ammalata. Era la figlia di Essie Parrish, la grande yomta, che significa “Canto”. Bernice, profetessa visionaria, aveva il potere di cantare durante le cerimonie di guarigione e deteneva il controllo degli elementi.
Canti e sonagli sacri sono elementi importanti nella pratica di Katjambia, donna di medicina in Namibia. Quando usa i sonagli invoca Njoo, Njoo, in un "linguaggio segreto dell’Angola." Dopo aver assorbito le energie negative nel suo corpo, Katjambia ritorna al fuoco sacro dei suoi antenati e a loro riporta e rilascia le energie.
Un canto della compositrice cilena folk, Violeta Parra, celebra i poteri delle machi della tribù Mapuche, descrivendo come presiedono le cerimonie guillatún e come grazie alle pratiche sciamaniche curino gli ammalati e facciano smettere la pioggia che minaccia i raccolti.
Il potere di guarigione delle sciamane ha avuto una tale forza da esser stato occasionalmente descritto come un potere di riportare in vita i morti.
Si dice che Pa Sini Jobu, grande Tungutu (sciamana) della popolazione dei Bosso, nella regione centrale del Niger, possedesse questi poteri. Col suo rituale di danza arrivava a raggiungere l’estasi e si trasformava (shape shifiting) nella forma di un grande Uccello che ci ricorda il mito di Iside. Sia la dea che le sciamane Tungo sono descritte nel
movimento di sbattere le ali sui morti e riportarli così in vita; nel caso di Pa Sini Jobu si trattava di un ariete (anche della maga Medea della Colcide si narra che riportò in vita un ariete utilizzando un calderone, erbe e incantesimi).
Nell’Africa occidentale, la maga Kulutugubaga ha il potere di guarire e riportare i morti in vita. Lei è l’ultima delle Nove leggendarie Maghe di Mande.
Resuscitare i morti era una della meraviglie operate da Yeshe Tsogyel, figura fondante del Buddismo Tibetano. Nel testo “Lady of the Lotus Born”, racconta, "... in Nepal ho riportato in vita il corpo di un uomo morto... Il mio corpo ha viaggiato nel campi celesti come un arcobaleno..." (5) Questo peoma dell’VIII secolo è ricco di contenuti sciamanici, rimodellati in un ambito buddista.
La religione sciamanica Bönpo ha contribuito fornendo diversi elementi al Buddismo tibetano.. In un trattato epico della Manciuria intitolato “Nishan la Sciamana”, si riporta la storia di una donna, la sciamana più potente del paese. Nishan viene chiamata a far rivivere il figlio di un ricco dopo che tanti altri avevano fallito. Lei suona il suo tamburo, canta fino a perdere apparentemente i sensi mentre fa un viaggio nell’aldilà dove incontra Omosimama, la "divina nonna", che "fa sbocciare le foglie e allungare le radici," ha il potere di dare l’anima, ed è la protettrice dei bambini. Era predestinata a diventare una grande sciamana!
Naturalmente, Nishan trova l’anima del ragazzo morto, ma è perseguitata dal marito, anch’egli morto da tempo, che vuole essere salvato e riportato in vita. Chiede allora l’aiuto a una grande gru, che lo afferra e lo ributta nella città dei morti. Quando ritorna al mondo ‘di sopra’, la sciamana viene salutata e onorata come eroina e ricoperta di ricchezze. Successivamente, fu perseguitata dalle autorità di Confucio, che l’ accusarono di non essere una moglie obbediente, e bruciarono così tutte le sue regalie sciamaniche e il suo tamburo.(6)
Allo stesso modo, i colonizzatori spagnoli perseguitarono le sciamane nelle Filippine, definendole “vecchie donne che cavalcano i demoni”, “ streghe”, e distrussero i loro templi e oggetti sacri. (7)
Le sciamane e oracolanti Maya dovettero fronteggiare lo stesso trattamento; nel 1712 la principessa Tzoltzil María Candelaria provocò una insurrezione in Chiapas per resistere alla repressione che veniva perpetrata verso la religione indigena. Centinaia di anni fa, il gesuita Acosta scrisse a proposito delle streghe peruviane, che erano in grado di cambiare forma (shapeshifters) e potevano viaggiare nei cieli e prevedere il futuro "tramite l’uso di certi sassi e altre cose che loro veneravano”. Questa e altre fonti spagnole concordano nel ritenere che le persone dotate di poteri magici erano soprattutto donne.(8) I colonizzatori imposero i loro pregiudizi sugli sciamani peruviani, in particolare rispetto al diavolo e agli unguenti che permettevano loro di volare, e perseguitarono le sciamane quechua e aymara come le streghe in Europa.
L’inquisizione peruviana proibì loro di utilizzare i sogni o i segni del cielo o visioni: "Quelle donne andavano fuori dal paese di giorno e di notte, prendevano certe misture di erbe e radici chiamate achuma chamico e coca, che intorpidava i loro sensi e le faceva entrare in uno stato illusorio, e le illusioni e le scene fantastiche che sperimentavano è ciò che loro chiamano rivelazioni o informazioni." (9)
Gli inquisitori misero sotto processo la curandera Juana Icha perchè guariva con il potere delle divinità quechua. Lei offriva del cibo a base di mais, coca e chicha agli spiriti della montagna Apo Parato. Un informatore indio disse ai monaci che lei "venerava la terra e le stelle e invocava l’acqua." (10)

Riferimenti
1. Czaplica, M. A. (1914) Aboriginal Siberia, a study in social anthropology. Oxford:
Clarendon Press, p 243
2. Frazer, James (1955) The Golden Bough: A Study in Magic and Religion. London: Macmillan, Vol. XI, 14
3. Early Modern European Witchcraft: Centres and Peripheries (1988) ed. Henningsen, G,
and Ankarloo, B, Oxford: Oxford University Press, p 211
4. Nuttall, Zelia (1901) The Fundamental Principles of Old and New World Civilizations: A Comparative Research Based on a Study of the Ancient Mexican Religious, Sociological and Calendrical Systems. Cambridge MA: Peabody Museum
5. Dowman, Keith (1996) Sky Dancer: The Secret Life and Songs of the Lady Yeshe Tsogyel. Ithaca NY: Snow Lion
6. Nowak, Margaret (1977) The Tale of the Nishan Shamaness: a Manchu Folk Epic. Seattle: University of Washington Press
7. Brewer, Caroline (2001) Holy Confrontation: Religion, Gender and Sexuality in the Philippines, 1521-1685. Manila: Institute of Women’s Studies
8. Silverblatt, Irene (1987) Moon, Sun, and Witches: Gender Ideologies and Class in Inca and Colonial Peru, Princeton: Princeton University Press, p 171
9. Contramaestre, Carlos (1979) La Mudanza del Encanto. Caracas: Academia Nacional de la Historia, p 204
10. Silverblatt, p 183
 
Tradotto da Anonima Network Bologna Giugno 2006

venerdì 20 dicembre 2013

Sono una svergognata...

Mi è stato insegnato a vergognarmi del mio corpo, delle mie azioni, dei miei pensieri.
Mi hanno insegnato che quello che penso è assurdo e che quello che faccio è ridicolo, quello che voglio è sporco.

Ho imparato a non dire quello che pensavo, per la vergogna che qualcuno intorno a me pensasse meglio.
Ho imparato a non fare quello che volevo, per la vergogna che qualcuno intorno a me pensasse che fosse inopportuno.
Ho imparato a non inseguire ciò che volevo, per la vergogna che qualcuno intorno a me pensasse che fosse inadeguato.

Non contenta della vergogna che provavo per il mio corpo, ho portato la vergogna anche dentro di me.

Ho imparato a chiedere alla vergogna come vestirmi, per paura che qualcuno potesse capire cosa pensavo e lo sottolineasse.
Ho imparato ad ascoltare la vergogna mentre mi spogliavo, che non aveva intenzione di farmi sentire a mio agio nel mio corpo, ed ho imparato la paura.
Ho imparato a consultarmi con la vergogna prima di aprire la bocca, non parlare di cosa succede nella mia testa , ma la gente mi ha scoperto.

Così ho smesso di ballare, ridere ad alta voce, di chiedere quello che non capivo, di dire quello che pensavo, di condividere quello che sentivo, di chiedere aiuto, di mettere la gonna, di andare in spiaggia, di ridere o piangere per strada, di dipingere il mio corpo, di camminare spettinata, di chiedere ciò che mi manca, di prendere l'iniziativa, per dire no, per dire sì, di lamentarmi, di vantarmi, di essere orgogliosa, di ammettere che ho paura.
 
Mi sono resa conto che la mia vergogna non si sarebbe mai sentita sazia. Che per tutta la vita avrebbe prevalso. Così ho guardato alla mia Svergognata interiore. All'inizio si vergognava. Ma poi ha iniziato a ballare, cantava con me, ha iniziato a bagnarsi di pioggia, mi ha incoraggiato a parlare, a ignorare le cose che mi mettevano in imbarazzo...

Ed ora non ho tempo di provare vergogna .
Sono occupata a vivere .

Sono una svergognata!

Mi è stato insegnato a vergognarmi del mio corpo ,delle mie azioni , dei miei pensieri .
Mi hanno insegnato che quello che penso è assurdo e che quello che faccio è ridicolo , quello che voglio è sporco .
Ho imparato a non dire quello che pensavo , per la vergogna che qualcuno intorno a me pensasse meglio .
Ho imparato a non fare quello che volevo , per la vergogna che qualcuno intorno a me pensasse che fosse inopportuno .
Ho imparato a non inseguire ciò che volevo, per la vergogna che qualcuno intorno a me pensasse che fosse inadeguato .
Non contenta della vergogna che provavo per il mio corpo , ho portato la vergogna anche dentro di me.
Ho imparato a chiedere alla vergogna come vestirmi , per paura che qualcuno potesse capire cosa pensavo e lo sottolineasse. 
Ho imparato ad ascoltare la vergogna mentre mi spogliavo , che non aveva intenzione di farmi sentire a mio agio nel mio corpo,ed ho imparato la paura. 
Ho imparato a consultarmi con la vergogna prima di aprire la bocca , non parlare di cosa succede nella mia testa , ma la gente mi ha scoperto.
Così ho smesso di ballare , ridere ad alta voce , di chiedere quello che non capivo , di dire  quello che pensavo , di condividere quello che sentivo , di chiedere aiuto , di mettere la gonna , di andare in spiaggia ,di ridere o piangere per strada, di dipingere il mio corpo , di camminare spettinata , di chiedere ciò che mi manca , di prendere l'iniziativa , per dire no , per dire  sì , di lamentarmi , di vantarmi , di  essere orgogliosa , di ammettere che ho paura .
 Mi sono resa conto che la mia vergogna non si sarebbe mai sentita  sazia . Che per tutta la vita avrebbe prevalso  . Così ho guardato alla mia Svergognata interiore . All'inizio si vergognava . Ma poi ha iniziato a ballare , cantava con me , ha iniziato a bagnarsi di pioggia , mi ha incoraggiato a parlare, di ignorare le cose che mi mettevano in imbarazzo ...
Ed ora non ho tempo di provare vergogna . 
Sono occupata a vivere .

faktorialila. com

Immagine :  Femininelure

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venerdì 13 dicembre 2013

La Dea della Luce

** 13 Dicembre da Demetra a Santa Lucia : le Dee della Luce **

Il periodo del solstizio d’Inverno inizia con il 13 dicembre, festa della Dea della Luce, o Lucia come è stata ribattezzata dalla Chiesa.
In verità il 13 dicembre nella tradizione romana si festeggiava Demetra, per il calendario antico il 13 dicembre cadeva in prossimità del solstizio d’inverno posticipato poi dal calendario gregoriano di alcuni giorni e quindi il solstizio moderno non coincide più con questa festività.
Ritroviamo però le radici di questa festività in diverse tradizioni del nord Europa: in Svezia una donna che simboleggia la Luce va per le case con una ghirlanda luminosa in testa.
 
** 13 Dicembre da Demetra a Santa Lucia : le Dee della Luce **

Il periodo del solstizio d’Inverno inizia con il 13 dicembre, festa della Dea della Luce, o Lucia come è stata ribattezzata dalla Chiesa.
In verità il 13 dicembre nella tradizione romana si festeggiava Demetra, per il calendario antico il 13 dicembre cadeva in prossimità del solstizio d’inverno posticipato poi dal calendario gregoriano di alcuni giorni e quindi il solstizio moderno non coincide più con questa festività.
Ritroviamo però le radici di questa festività in diverse tradizioni del nord Europa, in Svezia una donna che simboleggia la Luce va per le case con una ghirlanda luminosa in testa. Lo stesso nome della Dea fatta Santa porta in grembo la Luce.
Nei giorni più bui dell’anno si invocava la Dama Bianca, la Dea della Luce affinchè illuminasse la notte più lunga dell’anno.
Demetra per i romani era la Dea del grano, dell’agricoltura e del raccolto, in questo giorno nessuno mangiava pane ma tradizionalmente mangiavano chicchi di grano in segno di riverenza e propiziazione alla divinità che avrebbe così illuminato il buio e protetto il futuro raccolto.
La tradizione cristiana vede in Lucia una martire che per merito di una grazia ricevuta da Sant’Agata donò tutti i suoi beni ai poveri e si dedicò completamente alla vita monastica, curando i malati nelle catacombe con una candela in testa, immagine che ci rimanda ad un’altra Dea della Luce : Brigit, divinità celtica molto importante anch’essa cristianizzata come Santa Brigida. Lucia fu poi martirizzata sotto il governo dell’Imperatore Diocleziano, divenendo così la Santa che oggi festeggiamo.
Demetra, Dea della Luce, la Diama Bianca, Santa Lucia qualunque sia il nome che volete attribuirle, aprite le porte della vostra vita al  pensiero di Luce che dona la forza per affrontare il momento più freddo e buio dell’anno, poiché il Sole Bambino, la nascita della nuova Luce attende di trovare in noi un caldo nido ad accoglierla e un cuore pronto a difenderla.

scritto da Selva Della Luna per Nel Nome della Madre 

Fonti : http://anticamadre.altervista.org

Lo stesso nome della Dea fatta Santa porta in grembo la Luce.
Nei giorni più bui dell’anno si invocava la Dama Bianca, la Dea della Luce affinchè illuminasse la notte più lunga dell’anno.
Demetra per i romani era la Dea del grano, dell’agricoltura e del raccolto, in questo giorno nessuno mangiava pane ma tradizionalmente mangiavano chicchi di grano in segno di riverenza e propiziazione alla divinità che avrebbe così illuminato il buio e protetto il futuro raccolto.

La tradizione cristiana vede in Lucia una martire che per merito di una grazia ricevuta da Sant’Agata donò tutti i suoi beni ai poveri e si dedicò completamente alla vita monastica, curando i malati nelle catacombe con una candela in testa, immagine che ci rimanda ad un’altra Dea della Luce: Brigit, divinità celtica molto importante anch’essa cristianizzata come Santa Brigida. Lucia fu poi martirizzata sotto il governo dell’Imperatore Diocleziano, divenendo così la Santa che oggi festeggiamo.

Demetra, Dea della Luce, la Diama Bianca, Santa Lucia qualunque sia il nome che volete attribuirle, aprite le porte della vostra vita al pensiero di Luce che dona la forza per affrontare il momento più freddo e buio dell’anno, poiché il Sole Bambino, la nascita della nuova Luce attende di trovare in noi un caldo nido ad accoglierla e un cuore pronto a difenderla.

scritto da Selva Della Luna per Nel Nome della Madre

Fonti : http://anticamadre.altervista.org

sabato 30 novembre 2013

La donna selvaggia

La donna selvaggia non è un mito, la donna selvaggia esiste, l'ho vista camminare tra fiori guardando senza vedere nelle notti di luna piena, ballando al ritmo dei tamburi in mezzo al fiume.

La donna selvaggia esiste, dorme all'interno di ogni donna e aspetta di essere risvegliata. 

La donna selvaggia emana una freschezza di libertà. E inoltre dona brividi: si ha la sensazione di aver visto un lupo in agguato. Diventi ansioso di guardare di nuovo.
La sua bellezza è spaventosa, è una specie rara.

Non si può domare, lei evita le regole. E quando pensi che l'hai catturata essa scivola via come acqua tra le dita.
Quando pensi di conoscerla, ancora una volta ti sorprenderà...
Ha l'animo libero e subisce solo quando vuole.
Sceglie il suo compagno tra chi coltiva la libertà. E come lo riconosce? Come tutti i lupi, dall'odore.

I suoi movimenti possiedono la grazia, il suo sguardo emana una sensualità naturale - ma attenzione, non tentare di accarezzarla senza il suo consenso perché è burbera... non giudicare, è la sua natura.

 
Soffia nella sua anima la sensazione rinfrescante del legame con la terra. E da qui deriva la sua bellezza e la forza. E la sua saggezza istintiva. Sì, è saggia perché è in armonia con i ritmi della natura. Lei conosce i cicli di crescita e riesce a "non sabotare la propria felicità"... lei non è interessata alle etichette.
Sa che l'immensità del suo essere non è adatto ad alcuna definizione.

Lei è il mistero. Per un semplice motivo: la donna selvaggia sa che la vita è incerta e vive seguendo i sacri rituali, conosce i ritmi... e si muove secondo i venti, ridendo sotto la pioggia e piangendo con i fiumi. Raccoglie ciottoli, parla con le piante e all'improvviso vuole stare sola, rispettala!

Lei è appassionata, si sveglia nel sonno e non dorme per amore.

Le ingiustizie del mondo la fanno soffrire, ma lei prende un respiro profondo e rinnova la sua fede nell'umanità. Combatte ogni giorno per i propri sogni, si addormenta nel mezzo di domande senza risposta e ascolta la risposta la mattina come un sussurro nel suo orecchio, ogni giorno celebra l'immenso mistero di essere viva. Lei è l'espressione più genuina dell'archetipo del femminile in questo mondo.

Lei è lì... nelle strade... ogni giorno, se siete sensibili potete riconoscerla...

La donna selvaggia ancora sopravvive in tutte le donne, è quello che tutte devono essere ma spesso non ricordano, e la cosa peggiore è che la maggior parte ha paura e vuole rimanere in gabbia.

Essa viene frainteso, sì, ma è pronta a leccare le sue ferite e torna velocemente alla sua natura.


Questo scritto è un omaggio alla "donna selvaggia", che affascina gli uomini che non hanno paura di scoprirla e rispettarla. Sono un po' nervosi, è vero, quando si trovano improvvisamente davanti a lei ma sono orgogliosi quando camminano al suo fianco.

Possiate avere una bella giornata, donne selvagge

Con amore una donna selvaggia

fonte spagnola Mujer Salvaje

venerdì 29 novembre 2013

Meditazione guaritrice


di Peter Deunov


Se sei una sorgente, canterai e sarai udita da lontano, sarai viva, zampillante; se invece sei uno sta­gno, rimarrai soltanto calma e tranquilla.
La vita dello stagno è bella, ma più bella è la vita della sorgente.
La sorgente zam­pilla continuamente, manda le sue acque ai prati e agli alberi, e disseta il viandante stanco.

da Fratellanza Bianca

Le donne che vogliono essere parte attiva nella loro guarigione, possono chiedere aiuto alla sera alle loro guide e alla guida della madre divina, alle "schiere angeliche" per giungere al lago della verità, attraverso i Raggi blu, bianco, verde e viola.
I seguenti decreti permettono un veloce cambiamento positivo con il quale è possibile alzare la vibrazione e permettere all'energia dell'acquario di fare il suo ingresso.
Si consiglia di fare questo esercizio durante tutto il giorno, ripetendo ciascun decreto per tre volte.

IO SONO il rispetto di me stessa e gli altri
IO SONO il perdono per me stessa e gli altri
IO SONO il perdono che agisce nel mio sistema mentale, emotivo e fisico; il bilanciamento della mia energia femminile.
IO SONO l'amore.
IO SONO la comprensione per me stessa e gli altri.
IO SONO grata di essere una donna
IO SONO la bellezza dell'amore
IO SONO la chiarezza e la sensibilità
IO SONO l'innocente piacere del mio corpo fisico
IO SONO innocenza in tutto quello che penso e sento
IO SONO l'amore e il perdono in tutto ciò che penso e sento
IO SONO la risurrezione e la vita
IO SONO capace del perfetto equilibrio
IO SONO la forza della mia vita
IO SONO l'amore e la gioia di essere energia femminile

Si consiglia di ripetere questi esercizi per due mesi consecutivi, poi sospendere per un mese e riprendere il ciclo quotidiano il mese successivo.

mercoledì 13 novembre 2013

Il cerchio delle Donne

Quando le donne si riuniscono in uno spazio sacro,
vi è un ricordo, un invito
per essere tutto ciò che abbiamo sete di essere.

Lasciamo che si incontrino corpi, cuori e menti
attraverso il sorriso silenzioso, l'anima riempie gli occhi,
e riflette il riconoscimento, rispecchiando la Madre,
Sorella, figlia, amica e amante
attraverso la vista, attraverso la danza,
attraverso il riso e il gioco,
attraverso il cerchio entriamo nel grembo della creazione,
la conoscenza, il recupero,
lo sguardo al mistero.

Ci muoviamo con i nostri ritmi, al nostro ritmo,
dando ai nostri templi del tempo, l'ascolto ...
e partecipiamo, ci armonizziamo,
ci sintonizziamo, trasciniamo e ci lasciamo trascinare.

Il respiro, il respiro, i suoni della ragione,
la canzone che cantiamo, il profondo sentire,
piangiamo per portare il nostro cuore dalla mente al centro,
e stiamo in piedi come gli alberi dove nessuna paura può entrare
perché noi siamo un cerchio di amore e di respiro,
della vista e del canto, di ascolto e di riposo.

Siamo state testimoni dello spazio sacro delle donne,
ora è il momento di essere
per mostrare a tutte le donne come fare.
Dona Ho Lightsey
"Quando le donne si riuniscono in uno spazio sacro,
vi è un ricordo, un invito
per essere tutto ciò che abbiamo sete di essere. 
Lasciamo che si incontrino corpi, cuori e menti 
attraverso il sorriso silenzioso, l'anima riempie gli occhi,
e riflette il riconoscimento, rispecchiando la Madre,
Sorella, figlia, amica e amante 
attraverso la vista, attraverso la danza,
attraverso il riso e il gioco,
 attraverso il cerchio entriamo nel grembo della creazione,
la conoscenza, il recupero,
lo sguardo al mistero.
Ci muoviamo con i nostri ritmi, al nostro ritmo,
dando ai nostri templi del tempo, l'ascolto ...
e partecipiamo, ci armonizziamo,
ci sintonizziamo, trasciniamo e ci lasciamo trascinare.
Il respiro, il respiro, i suoni della ragione,
la canzone che cantiamo, il profondo sentire,
 piangiamo per portare il nostro cuore dalla mente al centro,
e stiamo in piedi come gli alberi dove nessuna paura può entrare 
perché noi siamo un cerchio di amore e di respiro,
della vista e del canto, di ascolto e di riposo
Siamo state testimoni dello spazio sacro delle donne, ora è il momento di essere per mostrare a tutte le donne come fare "

Dona Ho Lightsey 


immagine Yar Mohammad Taraky

fonte inglese  TheGypsyPriestess.
immagine Yar Mohammad Taraky
fonte inglese TheGypsyPriestess.

mercoledì 25 settembre 2013

Sii luce

Sii luce dissolvendo le tenebre dell'ignoranza divenendo una cosa sola con l'intero universo. Per essere senza limiti devi svuotarti, liberandoti di ciòò che hai imparato, poichè solo un contenitore vuoto è in grado di farsi riempire dall'amore. E' l'amore che apre le porte ai misteri dell'esistenza: la tua essenza più profonda. Hai imparato fin troppo! Adesso è il momento di liberarti di ogni forma di concetto precostituito e di vivere nel coraggio, è il momento di tornare all'innocenza. Devi riuscire a sentire ogni cosa proprio come un bambino: solo l'innocenza è in grado di Essere.
Il Princìpio del Vuoto è il Tao del Dragone, è ciò su cui si basa non solo la nobile Arte Marziale, ma ogni cosa che esiste e che non esiste. Essere vuoto, privo di pensieri, richiede il tuo coraggio: Solo tu puoi avere il coraggio di non affidarti a schemi mentali per sopravvivere. Per essere tu stesso il Princìpio del vuoto, devi affidare alle sensazioni tutta la tua esistenza. Le sensazioni sono ben più potenti e veritiere di qualche tecnica o deduzione mentale ma per riscoprirlo devi metterti in gioco, un'anima coraggiosa è un'anima che affronta le sue paure.

Distaccati da ogni pensiero e da ogni ogni emozione, distaccati da ogni cosa proprio come se fosse un sogno. In realtà l'universo non è altro che uno straordinario sogno in cui l'amore è il collante di ogni forma di vita. Con questo distacco tutto diventa possibile e divieni un silenzioso meditatore che osserva un fiume. Non cerchi di fermare il corso dell'acqua, rimani in osservazione poichè il flusso segue il suo corso incessantemente. Accetta tutto ciò che vive dentro di te senza giudicarlo, non reprimere, lascia che tutto scorra. Vivere godendoti il presente ti permette di collegarti immediatamente alle tue sensazioni che conoscono ogni cosa, poichè quelle sono le sensazioni dell'intero universo. Tu sei in tutte le cose esistenti e non esistenti.

Solo la gioia di essere vivo e grato di essere nel qui ed ora ti permette di spostare il focus sugli intenti della tua vita. Nel distacco, nel vuoto, sei come l'acqua. Attraversi tutte le porte che si aprono al tuo passaggio e rimani di fronte alle porte chiuse senza fare resistenza. Abbi fiducia e si apriranno da sole!

Fluisci attraverso gli ostacoli poichè l'acqua è come l'amore: trova sempre la via della libertà. Così sei un lago silenzioso in cui l'altro te stesso può specchiarsi poichè due onde sono sempre parte del medesimo oceano. L'ego non è un'entita' da combattere ma un processo di pensieri che ha la sua funzione nel mare dell'esistenza. Basta un semplice sguardo verso lo splendore delle onde che brillano sotto il sole che tutto diviene improvvisamente ciò che è sempre stato: la meravigliosa danza dell'UNO! 

Aquila senza nido

venerdì 10 maggio 2013

Io sono Eva, stanca di sacrifici

Io sono Eva, Signore.
E non voglio obbedirti
soltanto amarti
perché credo che l'Amore
contenga già l'Obbedienza.

Io sono Eva, Signore,
stanca di sacrifici
Eva che vuole gioire
perché crede che l'Allegria
contenga già il Servizio.

Io sono Eva, Signore,
anche senza figli,
perché una donna
anche con la mente è Madre
e il Grembo delle sue idee
dà vita ad ogni Creazione.

Io sono Eva, Signore,
ed ho compreso che
"l'Amore per Sempre"
non era per Lui
non era per Te
ma era la sola Fedeltà possibile
che potevo garantire a me stessa.

Io sono Eva, Signore,
e oggi come ieri,
affronto il Lavoro
in casa e fuori.

Ma non nascondo più
la fatica di farlo
dietro il Sorriso ossequioso
della serva o della puttana.
E credo nella maternità,
ma non a costo della mia vita
e dell'Infelicità
di quelli che genero.
E credo nell'amore
ma non come Asservimento
del corpo,
del cuore,
dei pensieri.

E se qualcuno vuole Giocare con me
Prima deve addomesticarmi
come il Piccolo Principe
fece con la Volpe
e rinunciare
al dominio,
alle guerre
e agli eserciti
ai quali, nei secoli
è stato concesso
lo Stupro.
Perchè io non sono più
una che si trasforma in albero
per sfuggire ai sottoprodotti maschili
del Violentatore Sacro
che, tante volte, qualcuno
ha chiamato "dio".
Io sono Eva, Signore,
allevata, sfidando,
per miliardi di anni,
Roghi e Calunnie.
Eva
assai spesso Nemica
delle altre donne.
E, da sempre,
certamente
Sola.
Eppure
ancora spaventata
dalla Solitudine,
ancora terrorizzata
dall'Abbandono.
Eva che, però, ha deciso,
di non avere più Paura
di ciò che, in verità, Desidera:
la Libertà
anche a costo
della Solitudine.
Ho capito
Infatti,
Signore,
che esiste un terrore da abbattere
peggiore della Morte
e più potente di ogni Divinità.
Un terrore
sconfiggendo il quale
ogni libertà è possibile.
Quel terrore da abbattere
è la Paura della solitudine.
Ecco perché oggi,
Signore,
io sono Eva:
Libera e Sola.
E' vengo, Felice,
ad incontrarti.

(dal libro di Maria Rita Parsi " Single per sempre")

Art : Anna Merritt

domenica 10 marzo 2013

Tutela dei diritti delle donne, diritti umani

AL GOVERNO ITALIANO

Egregi presidenti e ministri,

questa che vi proponiamo è una risoluzione riguardo due temi che riteniamo importanti per una società che possa definirsi civile: stiamo parlando di femminicidio e pedofilia.
La risoluzione prevede il diritto di essere tutelati dallo Stato con leggi a favore sia della vittima di violenze e abusi, sia del carnefice che compie l'oltraggio della violazione alla vita altrui.
La violenza sulle donne così come la pedofilia sono un vero proprio cancro sociale e devono essere abbattute una volta x tutte: questo sterminicidio non è più tollerabile!
Ogni giorno viene uccisa una donna e nella maggior parte avviene nell’ambito domestico, ma il nostro scopo non è focalizzare l'attenzione sulla cifre delle donne uccise, perchè così si rischierebbe di dare importanza al fenomeno numeri facendo passare in secondo piano il caso in sé, che invece dovrebbe essere degno di particolare attenzione.
Ci teniamo a precisare che (dal nostro punto di vista) attualmente consideriamo sbagliati gli strumenti usati per arrivare a marginare e risolvere il problema. Ed è per questo che riteniamo siano necessarie delle riforme da attuare il più presto possibile.
La vita di ogni individuo è importante e non deve essere calpestata. Il governo deve prendere atto di questo e dare una risposta ai cittadini. Una risposta immediata.

Questi sono i punti principali:

 1- Istituire - come da disposizione europea - il numero unico 112 per TUTTE le emergenze: di qualunque natura esse siano. E' indispensabile che gli operatori siano selezionati tenendo anche conto del fatto che nella U.E. è presente una pluralità di lingue.

 2- Potenziare i Centri Antiviolenza: devono essere messi in condizione di operare e va incentivata la loro diffusione su tutto il territorio nazionale. Devono avere un regolamento comune, per un servizio omogeneo, e devono essere aperti 24h/24h. Per garantire la piena operatività, devono essere previste forme adeguate di finanziamento.

 3- Educazione alla socialità, alla sessualità e all'intelligenza emotiva.
Questa materia deve essere introdotta e resa obbligatoria presso tutte le scuole di ogni ordine e grado. Il rispetto per la vita deve essere promosso anche attraverso i mass-media.

 4-  Istituire percorsi psicoterapeutici per i sex-offenders (stolker inclusi) che abbiano inizio durante il periodo di detenzione e che proseguano, se necessario, anche dopo la scarcerazione.

 5- Formazione e aggiornamento continuo a carico dello Stato per operatori del 112, assistenti sociali, operatrici e volontarie dei centri antiviolenza, insegnanti, membri delle forze dell’ordine, mediatori culturali, magistrati, avvocati, medici, affinchè, nel raccogliere le testimonianze e nel rapportarsi con le vittime di abuso, possano riuscire ad empatizzare e comunicare al meglio.

 6- Pubblicizzare con ogni mezzo le attività dei Centri Antiviolenza, la loro ubicazione, e la possibilità di partorire nell'anonimato senza riconoscere il bambino. (DPR 396 del 2000, art. 30)

 7 - Promuovere corsi di autodifesa gratuiti.

 8-  Applicazione reale delle leggi internazionali in materia di mutilazioni genitali femminili.

 9- Sostegno e protezione alle donne, straniere e non, che vogliono cambiare stile di vita.

 10- Tutela e salvaguardia dei bambini vittime di violenza.

per firmare la petizione clicca sul link http://firmiamo.it/tutela-dei-diritti-delle-donne--diritti-umani-2

Quel che segue è un documento che si propone come un approfondimento alla petizione: per ognuno dei 10 punti elencati abbiamo descritto lo stato dell'arte in materia di violenza sulle donne, e abbiamo integrato ulteriori proposte e ragguagli in merito alle nostre richieste.
La petizione si prefigge l'obiettivo di uscire da un'impasse che negli ultimi tempi ha condotto ad un escalation di omicidi, di violenze e reati contro le donne, i bambini e coloro che  vengono percepiti diversi dalla società.
Tali considerazioni sono scaturite da una constatazione: non esiste il rispetto per la vita, e la causa, è la carenza di un'educazione alla socialità.
La violenza domestica troppo spesso si conclude con un femmicidio, e purtroppo viene considerato ovunque ancora come un reato “meno grave” rispetto alla violenza perpetuata da “sconosciuti”. Noi vogliamo mettere l'accento su questa incongruenza sottolineando la necessità di interventi mirati che tengano conto delle complesse dinamiche sottese ai nuclei familiari, alle relazioni "malate" tra uomo e donna, alla visione misogina nei confronti di questa parte  importante della società.


Quindi, abbiamo ritenuto doveroso:

In primis parlare di Rispetto dei Diritti Umani, intendendo in questo modo affermare il Rispetto della donna e dei suoi diritti in quanto persona, parte integrante della società, affinché ottenga realmente pari opportunità di vita, lavoro, studio, considerazione nella società, a prescindere dal Paese di provenienza, dal credo religioso, dalla cultura, dalla distinzione sociale, dall'etnia, dall'età anagrafica. Nessuna forma di discriminazione è ammissibile, neanche l'orientamento sessuale.

Premesso che la violenza è prepotenza, egoismo e mancanza di rispetto per la vita, quella perpetuata contro le donne

-  non è riconducibile né alla alla marginalità sociale, né alla psicopatologia, né alla "passionalità";

- è trasversale e lo è in quanto riguarda le modalità di costruzione del rapporto fra donna e uomo;

- scaturisce da un retaggio culturale patriarcale e fomenta di conseguenza la corrispondenza di un sentimento violento che inevitabilmente forma un circolo vizioso;

- può essere presente ovunque, e spesso è sommersa nella normalità quotidiana coinvolgendo anche i figli.

Riteniamo sia necessario ed urgente, per uno Stato che abbia a cuore il benessere dei suoi cittadini, avviare un progetto a 360° che da un lato valorizzi le risorse esistenti e dall'altro si attivi per colmarne i vuoti:

1- Istituire -come da disposizione europea- il numero unico 112 per le emergenze: di qualunque natura esse siano. Riteniamo essenziale che gli operatori selezionati debbano parlare anche altre lingue oltre l'italiano. E' un dato di fatto che viviamo in una società multietnica, e benchè la maggior parte degli immigrati conosca abbastanza la nostra lingua, non possiamo non tener conto di quanti ancora hanno difficoltà ad esprimersi, difficoltà che si accentuano in situazioni di crisi. E' altresì essenziale che gli stessi operatori seguano dei corsi di aggiornamento, che il loro operato sia valutato periodicamente e che in caso di difficoltà, ad esempio se a telefonare fosse un minore spaventato, possano contare su psicologi appositamente formati.

Considerato che i 125 Centri Antiviolenza operativi sul territorio nazionale ad oggi sono le uniche strutture che cercano di dare un aiuto diretto e concreto alle donne vittime di violenza, riteniamo necessario che condividano lo stesso regolamento e la stessa metodologia d'accoglienza delle vittime di violenza. Siamo certe che se così fosse si garantirebbe non solo l'omogeneità del servizio ma anche la possibilità che le criticità possano essere discusse e risolte da un'èquipe appositamente costituita, ad esempio dalle direttrici delle diverse strutture, che potrebbero confrontarsi e cercare delle soluzioni ricorrendo anche alla videoconferenza.

2- Istituire nuovi Centri Antiviolenza e provvedere al finanziamento di quelli già esistenti. E' indubbio che tali strutture svolgono un lavoro complesso ed estremamente delicato non senza difficoltà ascrivibili, tra l'altro, a carenze di personale e di fondi. Riteniamo indispensabile che tali strutture siano sempre aperte, che la loro diffusione sul territorio nazionale sia capillare e che siano attivi ovunque collegamenti con i Centri di Ascolto, già promossi dal Ministro delle Pari Opportunità, e con le Case Segrete. Queste ultime devono essere messe nella condizione di accogliere 24h/24h donne e bambini in fuga. In merito alle Case Segrete ci teniamo a puntualizzare che la loro ubicazione deve essere nota unicamente a chi ne usufruirà, per evitare il perpetuarsi delle violenze.

Immaginiamo i Centri antiviolenza e le Case segrete come luoghi in cui le donne possano trovare, oltre all'accoglienza: ascolto, sostegno, riconoscimento del proprio valore, aiuto nel tentativo di costruire un proprio percorso di uscita dalla violenza. A tal scopo è indispensabile che all'interno delle Case vengano istituiti gruppi di sostegno per le vittime condotti da psicologhe con specifica formazione e che siano presenti mediatrici culturali. Presso i Centri Antiviolenza deve essere garantita e gratuita, per chi ne facesse richiesta, la consulenza di vari professionisti: legale, medica, psicologica, di orientamento e tutela del lavoro. Necessario è, inoltre, il collegamento con le risorse e i servizi presenti sul territorio: uffici di collocamento ed enti che eroghino microcredito affinché chi non ha nulla possa ricominciare da un’altra parte spezzando, di fatto, la catena della dipendenza.

 E... Come dev'essere strutturato un centro antiviolenza? Per rispondere a questa domanda non c'è di meglio che contattare UDI, vista la sua pluridecennale esperienza sul campo.

3- Promuovere l'educazione alla socialità, alla sessualità e all'intelligenza emotiva.
Con questa richiesta vogliamo enfatizzare l'enorme bisogno che c'è di educare al rispetto per la vita tout-court. Chiediamo quindi che tale disciplina rientri a tutti gli effetti tra le materie scolastiche e che sia presente presso tutte le scuole di ogni ordine e grado. Troppo spesso abbiamo avuto modo di constatare quanto la prevenzione primaria non venga concretamente attuata: alcuni istituti (solo per alcune classi e in presenza dei fondi necessari) organizzano dei corsi finalizzati all'educazione sessuale ma tale approccio se non affronta temi come l'affettività e il riconoscimento delle emozioni risulta comunque limitato alla mera fisiologia. Nelle scuole fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo si stanno diffondendo a macchia d'olio costringendo a provvedimenti tardivi e talvolta del tutto inutili. Riteniamo opportuno, necessario e urgente, un intervento che sradichi la violenza sul nascere. Per la prevenzione al cyberbullismo e alla pedofilia on-line indichiamo un'ottima associazione operativa già dal 2009:  Bimbi in Rete
Il rispetto per la vita deve essere un valore imprescindibile e i mass-media, soprattutto se statali, dovrebbero esserne divulgatori.

4- Ri-educazione dei sex-offenders (stolker compresi) con percorsi individuali e/o di gruppo tenuti da un'èquipe appositamente formata, che abbiano inizio durante il periodo di detenzione e che non si concludano al momento del rilascio, ma che proseguano fintanto che ce ne sia bisogno. Un esempio deve essere il carcere di Bollate che, attraverso il C.I.P.M. , un'associazione nata nel '95, sta portando avanti un progetto che dovrebbe essere ripetuto in tutte le carceri.
La ri-educazione è imprescindibile se si vogliono prevenire recidive: la detenzione deve essere sinonimo non solo di pena ma anche di presa di coscienza e di cambiamento. Tra le associazioni che hanno lavorato su questo delicato quanto controverso tema indichiamo anche il Centro Studi Hansel e Gretel, per maggiori informazioni sul  "progetto ri-educazione".

 5- Formazione e aggiornamento continuo gratuito a carico dello Stato per: operatori del 112, insegnanti, volontari, assistenti sociali, forza dell’ordine, mediatori culturali, magistrati, avvocati, medici, ginecologi e non solo, affinchè, nel raccogliere le testimonianze e nel rapportarsi con le vittime possano riuscire ad empatizzare e a comunicare al meglio senza colpevolizzare chi hanno davanti come purtroppo spesso accade. Riteniamo importante sottolineare che siano le poliziotte o le carabiniere ad accogliere le deposizioni delle donne vittime di violenza, sostenute dall'ausilio di psicologhe.

 6-  Pubblicizzare con ogni mezzo le attività dei Centri Antiviolenza, la loro ubicazione, e la possibilità di partorire nell'anonimato senza riconoscere il bambino. (DPR 396 del 2000, art. 30). Si potrebbero organizzare eventi nelle piazze per promuovere i Centri Antiviolenza, e tenere Conferenze gratuite a scopo informativo rispetto alle attività svolte, che possano eventualemente consentire di ottenere finanziamenti e cercare volontarie. Sarebbe auspicabile che chiunque volesse, possa devolvere il 5 per mille come avviene per finanziare la ricerca scientifica e le onlus.

 7- Corsi di autodifesa, da tenersi nelle scuole e nelle palestre, gratuiti e di facile accesso per tutte le donne e i minori vittime di bullismo.

 8- Applicazione reale delle leggi internazionali in materia di mutilazioni genitali femminili.

 9- Sostegno e protezione a tutte le donne, anche straniere, le cui scelte di vita si pongono in palese contrasto con la famiglia e la cultura di appartenenza. In tal modo vogliamo affermare che ogni donna deve essere libera di decidere di non far infibulare la propria figlia, libera dalla schiavitù della prostituzione, libera di fatto di autodeterminarsi.

10- Tutela dell’infanzia attraverso interventi volti a salvaguardare i bambini anche in quanto vittime di violenza assistita.
E' molto importante che nei Centri Antiviolenza vengano predisposti degli spazi fisici e non solo dedicati ai bambini, affinchè possano essere aiutati ad elaborare i complessi vissuti legati al trauma subìto prevenendo, di fatto, che da adulti divengano essi stessi abusanti. Da anni il Centro Studi Hansel e Gretel ed altre associazioni lavorano con i bambini, gli adulti e le famiglie che hanno vissuto esperienze traumatiche affinchè tali esperienze possano essere elaborate e integrate.

Con l'impegno nell'occuparci dell'andamento della Res Publica e non solo andando alle urne, e con la speranza di poter vivere presto un futuro migliore come Nazione Europea quale l'Italia è, porgiamo

Cordiali saluti
Rosa Maria E. Aloia
Enza Colotti
il gruppo RESPECT - Il Diritto delle Donne
e tutti i firmatari al seguito