domenica 14 aprile 2013

Genitori non si nasce...

Genitori non lo si è! Genitori si impara ad esserlo, giorno dopo giorno, ora dopo ora... insiemi ai propri figli!... Vi prego leggete questa bellissima lettera:
LETTERA DI UN FIGLIO AI GENITORI
Caro genitore,
Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo mettervi alla prova.
Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.
Non usare la forza con me. Questo mi insegnerebbe che la potenza è tutto ciò che conta. Sarò più disponibile ad essere guidato.
Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca ogni volta che posso.
Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.
Non brontolare continuamente. Se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.
Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. Imparo da questi per cui ti prego di sopportarli.
Non zittirmi quando faccio domande ONESTE. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove.
Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa leale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.
Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione e incoraggiamento. Ma non ho bisogno di dirtelo vero?
Ricordati: io imparo di più da un esempio che da un rimprovero.
Claudio Foti

sabato 6 aprile 2013

L'astroporto di Ezechiele

Dalla visione del profeta biblico
agli studi sull'edificio che poteva ospitare le "navi divine"

di Johannes Fiebag
(un piccolo estratto)

Nel 580 a,C, viveva in un getto di Babilonia il profeta biblico Ezechiele, un membro delle tribù israelitiche lì deportate qualche anno prima.
Nell'anno 584 Ezechiele, ancora giovane, durante una delle sue peregrinazioni nel deserto, vive un'avventura straordinaria: Un carro celeste si posa al suolo davanti ai suoi occhi; in cima ad esso egli scorge una figura, che di lì a poco incomincia a rivolgergli la parola.
 
Nel testo biblico si legge: 
"Nel trentesimo anno, al quinto giorno del quarto  mese, mentre mi trovato tra gli Esiliati sulle rive del fiume Kebar, il cielo si aprì e vidi quindi levarsi un possente vento proveniente da Nord, accompagnato da una grande nube e da una grande massa di fuoco: un abbacinante bagliore la circondava, in mezzo alla massa di fuoco pareva di intravedere del rame".
 
Ezechiele descrive quindi quattro corpi, che ai suoi occhi avevano sembianze di animali, in ognuno dei quali egli ravvisa quattro ali. Da questi corpi si sprigionavano a più riprese dei lampi e avevano qualcosa di simile a mani umani posto sulle loro gambe. Tali gambe erano dritte e presentavano dei piedi arrotondati che rilucevano come rame lucido.

 "Le strane figure", prosegue, "possedevano anche delle ruote".
 "Come vidi le figure notai che ognuna di esse evidenziava una ruota. Le ruote avevano l'aspetto del turchese, erano tutte e quattro uguali e si presentavano come se fossero una all'interno dell'altra; esse potevano muoversi in tutte le direzioni e, nel muoversi, non si giravano".
 
E' interessante anche la descrizione di ciò che si trovava al di sopra di queste figure alate, fornite di gambe metalliche e di ruote:

 "Sopra le teste delle figure si poteva scorgere una volta celeste, simile ad un cristallo; quando le figure si muovevano potevo udire il rumore del battito delle loro ali, che ricordava lo scrosciare di grosse masse d'acqua, come la voce dell'Onnipossente: un frastuono simile ad un reggimento in marcia. E al di sopra della volta posta sulle loro teste si scorgeva una specie di trono brillante come uno zaffiro, sul quale sedeva un essere simile ad un uomo: la sua figura emanava una grande luminosità, simile all'arcobaleno dopo il temporale; sentivo di trovarmi al cospetto della gloria del Signore, mi buttai quindi al suolo; e qualcuno prese a rivolgermi le seguenti parole: Alzati, figlio dell'Uomo, perché io possa parlarti. Come sentii questa voce, la vita ritornò in me".
 
Cerchiamo ora di immedesimarci nella situazione che visse Ezechiele: un sacerdote degli Israeliti, ha improvvisamente uno straordinario incontro con un carro celeste, in cui riconosce strutture che egli denomina ali, gambe metalliche, ruote, un corpo centrale ed infine un essere posto sulla sommità, seduto su un trono, che gli si rivolge verbalmente.
Nulla di strano, ma il giovane profeta, di fronte ad un tale spettacolo cade in preda ad uno shock per l'esperienza vissuta; parecchi giorni dopo infatti scrive:

"Mi riunii agli esiliati che vivenao lungo il fiume Kebar, a Tel Abib. Rimasi con loro sette giorni, completamente sconvolto".
 
Ezechiele descrive nel suo libro i ripetuti incontri che ebbe con tale veicolo spaziale ed il suo equipaggio. Per due volte egli venne preso a bordo della nave, per essere portato in un luogo lontano.
Nel 40° capitolo scrive:

"Nel venticinquesimo anno della nostra prigionia, all'inizio dell'anno, al decimo giorno del mese, la mano del Signore venne verso di me, per portarmi laggiù; là essa mi ripose su di un'alta montagna, ove stavano edificando qualcosa simile ad una città."
 
Ezechiele, che non può sapere dove in realtà è stato portato, pensa di trovarsi in una qualche regione di Israele.

"Davanti al tempio, sotto la porta di accesso stazionava un uomo di aspetto metallico che in mano aveva una squadra ed un cordoncino di seta".
(...)