Visualizzazione post con etichetta libro consigliato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libro consigliato. Mostra tutti i post

domenica 12 maggio 2013

La ruota del tempo - Carlos Castaneda

Questa serie di citazioni è tratta dai primi otto libri che ho scritto sul mondo degli sciamani dell’antico Messico e derivano direttamente dalle spiegazioni fornitemi dal mio maestro e mentore don Juan Matus, uno sciamano yaqui discendete da una stirpe le cui origini risalgono sino agli sciamani vissuti nel Messico antico.

Per gli sciamani dell’antico Messico l’intento era una forza che potevano visualizzare quando vedevano l’energia così come fluisce nell’universo.
Lo definivano una forza pervasiva che interveniva in ogni aspetto del tempo e dello spazio. Era la spinta che sta alla base di tutto; ma la cosa fondamentale per gli sciamani era quell’intento, un’astrazione pura, era intimamente legato all’uomo. L’uomo è sempre in grado di manipolarlo.

Secondo gli antichi sciamani il tempo assomigliava più che altro a un pensiero: un pensiero pensato da qualcosa di un’immensità inconcepibile. Essi ritenevano che l’uomo, in quanto parte di quel pensiero pensato da forze per lui inimmaginabili ne trattenesse una piccola percentuale che poteva essere recuperata in particolari circostanze di disciplina rigorosissima.

Quanto allo spazio, per gli sciamani era un dominio astratto di attività. Lo chiamavano infinito, e si riferivano a esso come alla somma totale degli sforzi di tutte le creature viventi.

Da A scuola dallo stregone-Gli Insegnamenti di Don Juan:
Arrabbiarsi con gli altri significa dare importanza alle loro azioni ed è imperativo porre fine a questo modo di sentire.
Le azioni degli uomini non possono essere così importanti da mettere in secondo piano la solo scelta possibile: il nostro inevitabile incontro con l’infinito.

Da Una realtà separata:
Un guerriero deve sapere prima di tutto che le sue azioni sono inutili e nonostante ciò deve procedere come se lo ignorasse.
Questa è la follia controllata dello sciamano.

Da Viaggio a Ixtlan:
Non ci si dovrebbe preoccupare di scattare fotografie o effettuare registrazioni. Queste sono cose superflue di esistenze immobili.
Ci si dovrebbe invece preoccupare dello spirito, che è in perenne regresso.

Un guerriero non ha bisogno di una storia personale.
Un giorno scopre che non gli è più necessaria, e la abbandona.

Essere un guerriero-cacciatore non significa solo allestire trappole. Un guerriero-cacciatore non cattura la preda grazie alle trappole e neppure perché ne conosce le abitudini, ma perché lui stesso non ha abitudini.
È questo il suo vantaggio. Non è come gli animali a cui tende agguati, fossilizzati in routine e capricci prevedibili; è libero, fluido, imprevedibile.

Un guerriero agisce come se sapesse quello che fa, mentre in effetti non sa nulla.

La cosa più difficile al mondo è assumere lo stato d’animo del guerriero. Non serve a nulla provare tristezza, lamentarsi e sentirsi giustificati nel farlo, credendo che gli altri ci stiano sempre facendo qualcosa. Nessuno fa niente a nessuno, tanto meno a un guerriero.

Il guerriero è cacciatore: calcola ogni cosa. Questo è il controllo. Ma una volta fatti i suoi calcoli, agisce e lascia andare. Questo è l’abbandono. Un guerriero non è una foglia in balia del vento.
Nessuno può costringerlo: nessuno può forzarlo ad agire contro la sua volontà o contro il suo giudizio.
Un guerriero è sintonizzato per sopravvivere, e sopravvivere nel modo migliore.

Un guerriero non consce il rimorso perché isolare un’azione come malvagia, brutta oppure meschina significa attribuire un’importanza ingiustificata al proprio sé. Il trucco sta in quello che decidiamo di enfatizzare.
Possiamo renderci infelici o forti. L’impegno è lo stesso.

Da L’isola del Tonal:
Il dialogo interiore è ciò che radica gli uomini al mondo quotidiano. Il mondo è “in questo o in quel modo” solo perché diciamo a noi stessi che è “in questo o in quel modo”. L’accesso al mondo degli sciamani si apre dopo che il guerriero ha imparato a far tacere il dialogo interiore.

Cambiare l’idea che abbiamo del mondo è il punto cruciale dello sciamanesimo. E far tacere il dialogo interiore è l’unico modo per riuscirci.

Il limite delle parole è che ci fanno sempre sentire illuminati, ma quando ci volgiamo ad affrontare il mondo, esse ci vengono a mancare e noi finiamo per affrontare la realtà così come abbiamo sempre fatto, senza alcuna illuminazione. Per questa ragione, un guerriero si sforza di agire più che di parlare, e così facendo conquista una nuova descrizione del mondo … una descrizione che non attribuisce troppa importanza alle parole e dove nuove azioni hanno nuovi riflessi.

Ogniqualvolta il dialogo interiore si interrompe, il mondo collassa e affiorano aspetti di noi del tutto straordinari, come se fino a quel momento fossero stati sorvegliati a vista dalle nostre parole.

Da Il secondo anello del potere:
Per funzionare qualunque abitudine ha bisogno che tutte le sue componenti siano in perfetto ordine. Se ne manca qualcuna, l’abitudine si disintegra.

Da Il dono dell’Aquila:
Tutte le facoltà, le potenzialità e le imprese dello sciamanesimo, dalla più semplice alla più stupefacente, sono racchiuse nel corpo umano.

Il primo principio dell’arte dell’agguato è che il guerriero sceglie il proprio campo di battaglia. Un guerriero non va mai in battaglia senza conoscere i dintorni.

Da Il fuoco profondo:
Il maggior limite degli esseri umani è che rimangono incollati all’inventario della ragione.
La ragione non si confronta con l’uomo in quanto essere di energia. La ragione ha a che fare con strumenti che creano energia, ma non ha mai seriamente valutato il fatto che noi siamo più che strumenti: siamo organismi che creano energia. Siamo bolle di energia.

Da Il potere del silenzio:
Il guerriero non impara lo sciamanesimo col passare del tempo; piuttosto, col passare del tempo, imparar a risparmiare energia. Quest’energia gli permetterà di maneggiare alcuni dei campi energetici che abitualmente gli sono inaccessibili. Lo sciamanesimo è uno stato di consapevolezza, la capacità di usare campi energetici che non vengono impiegati nella percezione della quotidianità che è a noi nota.

L’universo ospita una forza incommensurabile e indescrivibile che gli sciamani chiamano intento, e tutto ciò che esiste nel cosmo è strettamente connesso a esso. Il guerriero ha cura di discutere, comprendere e utilizzare tale connessione. Soprattutto, ha cura di ripulirla dagli effetti ottundenti generati dalle preoccupazioni del quotidiano. A questo livello, lo sciamanesimo può essere identificato come il processo di purificazione della propria connessione con l’intento.

Perché i misteri dello sciamanesimo siano accessibili a tutti, lo spirito deve discendere su chiunque sia interessato. Lo spirito fa sì che la sua sola presenza sposti in una posizione specifica il punto di unione dell’uomo. Tale punto è noto agli sciamani come il luogo della non pietà.

Tratto da La ruota del tempo - Carlos Castaneda 

domenica 18 marzo 2012

Regalino!

Oggi voglio passarvi un regalino appena ricevuto. Anzi più che un regalino direi che si tratta di un bel regalo che potrete fare alle vostre menti "assetate di sapere".
Ecco, lo troverete qui:
http://dl.dropbox.com/u/1860267/la%20mamma%20ti%20ha%20mentito%20-%2010%20cose%20che%20devi%20assolutamente%20sapere.pdf

martedì 10 gennaio 2012

La Vita oltre la Vita


di Raymond A. Moody Jr.
Studi e rivelazioni sul fenomeno della sopravvivenza


Al dottor George Ritchie e,
per lui, 

all'Uno che egli mi ha fatto intravedere.


PRESENTAZIONE
di Elisabeth Kubler-Ross Flossmoor, Illinois

Ho potuto leggere prima della pubblicazione La vita oltre la vita di Raymond Moody, e sono lieta che questo giovane studioso abbia il coraggio di riunire i frutti delle sue ricerche e di renderli noti al pubblico.
Poiché ormai da vent'anni mi occupo di pazienti affetti da malattie incurabili ho provato un interesse sempre più acuto per il fenomeno della morte. 
Sappiamo molto su come si giunge alla morte, ma sono numerosi i problemi insoluti che riguardano il momento del decesso e l'esperienza conosciuta da pazienti dichiarati clinicamente morti.
Una ricerca come quella presentata in questo libro dal dottor Moody chiarirà molte cose e confermerà quel che ci hanno insegnato da duemila anni: esiste una vita oltre la morte.
Benché egli non affermi di avere studiato la morte in se stessa, dai frutti delle sue ricerche appare chiaro che il morente resta consapevole di quanto lo circonda anche dopo essere stato dichiarato clinicamente morto. Questo coincide con le mie personali ricerche, con le dichiarazioni di pazienti ritornati alla vita, dopo essere stati dichiarati clinicamente morti, contro ogni nostra attesa o speranza e spesso con profondo stupore di medici assai noti, specialisti indiscutibilmente di vaglia.
I pazienti a cui mi riferisco hanno conosciuto una sensazione di abbandono del loro corpo, e un senso profondo di pace e di completezza. 
Molti avvertivano la presenza di qualcuno che li aiutava nel loro passaggio a un diverso piano di esistenza. 
Molti venivano accolti da persone care morte prima di loro o da una figura religiosa di particolare importanza nella loro vita e legata, naturalmente, alla loro religione.
E' per me illuminante leggere il libro di Raymond Moody nel momento in cui io stessa mi preparo a scrivere i frutti delle mie ricerche.

Il dottor Moody dovrà essere pronto ad affrontare molte critiche, che gli verranno soprattutto da due campi. 
Alcuni membri del clero non accetteranno l'idea che si osino fare ricerche in un'area considerata tabù. Già ci sono stati rappresentanti di una chiesa confessionale che hanno criticato studi di questo tipo. Uno di loro ha
parlato di «vendere la salvezza a buon mercato». Altri pensano semplicemente che il problema della vita oltre la morte debba restare nell'ambito della fede e non venir messo in discussione.
L'altro campo dal quale il dottor Moody dovrà attendersi obiezioni è quello degli scienziati e dei medici che considerano «non scientifici» studi di questo genere.

Personalmente credo che la nostra società sia arrivata a un punto di transizione. 
Dobbiamo avere il coraggio di aprire nuove porte e di ammettere che gli strumenti scientifici di cui attualmente
disponiamo sono insufficienti per molte nuove ricerche. Ora, questo libro può aprire nuove porte a chi non manchi di larghezza di vedute e può dare speranza, e il coraggio di vagliare nuovi campi di ricerca. 

Si comprenderà che la testimonianza delle ricerche del dottor Moody risponde a verità, poiché è dovuta a uno studioso sincero e onesto. E' inoltre appoggiata dalle mie stesse ricerche e dalle scoperte di altri scienziati, studiosi e membri del clero, che hanno avuto il coraggio di indagare in questo campo nella speranza di aiutare quanti hanno bisogno di sapere, più che di credere.

Raccomando questo libro a chiunque abbia una mente aperta e mi rallegro con il dottor Moody per il coraggio che egli ha dimostrato pubblicando il frutto delle sue ricerche.