
Maurizio Cavallo (JHLOS) pittore e giornalista specializzato nella
ricerca del paranormale, medium egli stesso, vive fin dall'età di sette
anni, fenomeni inquietanti. Nel 1981 è protagonista di un abduction
(rapimento) da parte di esseri di un altro pianeta, esperienza che
comporterà un radicale, traumatico mutamento nella sua vita... Ha in
seguito, altri incontri con gli E.T. dai quali apprende conoscenze
strabilianti riguardanti il passato ed il futuro dell'umanità e le leggi
che governano l'universo. La sua esperienza di contatto è narrata nei
suoi tre libri "Oltre il Cielo", "Alle Sorgenti del Tempo" e "Fulgori
dall'Abisso", ed. Verdechiaro.
Annalisa Cisi: Ciao Maurizio, benvenuto. Ti ringrazio di voler concedere questa intervista in esclusiva per il blog Noiegliextraterrestri. Iniziamo con la prima domanda. Nel tuo ultimo libro "Alle Sorgenti del Tempo"
racconti ampiamente del tuo viaggio sul Kethos, l'incrociatore
astro-dimensionale clariano. Vorresti raccontarci brevemente la
straordinaria esperienza che hai vissuto e chi erano i tuoi
interlocutori principali?
Maurizio Cavallo: Avevo ricevuto, come avveniva
ormai quasi regolarmente da qualche tempo, alcuni impulsi telepatici che
mi suggerivano di recarmi in un dato luogo della campagna piemontese.
Dopo un’estenuante attesa, con il calar della sera e mentre infuriava
un improvviso temporale, mi accorsi di essermi smarrito e di non
riuscire a orientarmi nell’oscurità. Con gli abiti fradici di pioggia e
in preda a un crescente disagio, cercavo di ritornare all’auto
parcheggiata da qualche parte… quando, d’improvviso, avvertendo intorno a
me invisibili presenze, fui avvolto da una nebbia compatta e
sfavillante: fosforescente e densa dall’apparenza metallica. Ebbi la
certezza che fosse biologicamente senziente e che scrutasse nei miei
pensieri. Devo confessare che imprigionato in quel solido tunnel di luce
accecante, fui preso dal panico e iniziai a correre. Inciampai più
volte nel terreno accidentato e caddi. Prima di perdere i sensi, intorno
a me, nella nebbia mi sembrò che scivolassero silenziose ed esili
figure dalle lunghe braccia.
Quando ripresi conoscenza, dolorante, mi trovai in un ambiente estraneo, esotico… ero a bordo del Kethos.
Lì rincontrai Suell che avevo conosciuto in un precedente incontro, e vari membri dell’equipaggio: in particolare Nytirha, una bambina clariana; gli Elysiumhiti di Eridano, Alhir e Vasya. In quell’occasione, conobbi pure esseri originari delle costellazioni di Orione, delle Pleiadi, di Alfa Centauri e di altri sistemi a noi sconosciuti e distanti ere galattiche: tutti rappresentanti della Confederazione interstellare.
Lì rincontrai Suell che avevo conosciuto in un precedente incontro, e vari membri dell’equipaggio: in particolare Nytirha, una bambina clariana; gli Elysiumhiti di Eridano, Alhir e Vasya. In quell’occasione, conobbi pure esseri originari delle costellazioni di Orione, delle Pleiadi, di Alfa Centauri e di altri sistemi a noi sconosciuti e distanti ere galattiche: tutti rappresentanti della Confederazione interstellare.

A: Il viaggio sul Kethos lo hai fatto con il tuo corpo fisico?
M: Sì, certamente. Anche se inconcepibili e
straordinarie, tali esperienze sono state vissute totalmente sul piano
fisico. Gli interi accadimenti sono stati esperiti attraverso le comuni
percezioni sensoriali, attraverso la materialità della forma biologica:
in piena coscienza psicofisico-emozionale. Naturalmente il mio corpo e
conseguentemente l’intero sistema neurovegetativo sono stati “trattati” e
predisposti – attraverso una meticolosa e particolare riprogrammazione
cellulare – a un indispensabile adattamento dinamico-molecolare,
affinché si evitasse che la massa biologica, interagendo con le più
elevate frequenze del luogo astrale in cui mi trovavo, subisse
l’inevitabile stress da decadimento atomico e i molteplici irreparabili
danni dovuti agli effetti collaterali postumi, per la lunga permanenza
nello spazio cosmico.
In quell’occasione rimasi sul Kethos per circa ventotto giorni del
nostro computo cronologico. Il trasferimento a bordo del Kethos era
iniziato pressappoco all’una, ma attraverso la distorsione temporale
attuata dalla loro strabiliante tecnologia, in un istantaneo viaggio a
ritroso nel tempo fui riportato nel luogo dove tutto aveva avuto inizio
alle tre e ventisette della stessa notte. In un’inspiegabile singolarità
spaziotemporale paradossalmente tornavo nel passato, il mio presente
relativo, con un’assenza di due ore e mezzo soltanto.
A: So che hai visitato
Clarion, un pianeta binario della Costellazione dell'Aquila posto nella
terza galassia distante da noi 150.000 anni luce, dal quale provengono
gli esseri con cui sei in contatto dal 1981. Ci puoi raccontare di
questo pianeta, che nel loro idioma significa "Splendore"?
M: Clarion visto dallo spazio è un meraviglioso
amalgama d’azzurro cristallo e mimosa. Mi apparve simile a una gemma
brillantissima incastonata nel nero velluto del cosmo: così mentre mi
avvicinavo ad esso in un veloce volo radente, sulla sua superficie potei
scorgere sfolgoranti altissime vette innevate e profondi fiordi sospesi
sugli oceani di un indicibile verde-blu, trapuntati da trasparenze
metalliche e plastiche sfumature d’argento brunito.
Vidi dei maestosi fiumi perlacei scorrere tra incredibili foreste
rigogliose e le città, enormi complessi a pianta circolare, immerse in
una lussureggiante primordiale macchia erbosa.
Il suo nome, “splendore”, deriva dal fatto che Clarion appartiene a
un sistema binario; dunque, orbitando intorno a due soli, non conosce
l’oscurità notturna e tranne un breve crepuscolo beneficia di un giorno
luminosissimo e quasi perpetuo.
A: Vorrei ci
soffermassimo a parlare della società Clariana; come vivono, la
famiglia, i figli, l'istruzione, il lavoro, il rapporto di coppia...
ecc.

M.C.:
L'uomo cerca di dare ogni giorno un senso alla vita perchè ha perduto
il senso della vita. Il senso della vita è molto semplice: la vita basta
a se stessa.

M.C.: Sì, quella me l'ha regalata Eugenio Siragusa.
P:H.: Facevano spesa?