Le favole del Tibet

Ne ho sentite di stranezze sul comportamento dei vari governi nel mondo, ma questa mi ha lasciata davvero a bocca aperta. Lo scenario è ... come dire... aaahhh non saprei proprio come definirlo! e forse è pure meglio così. Non voglio esprimere opinioni su quanto è scritto nell'articolo che sto ospitanto qui, perché nonostante la fonte pare sia attendibile, esito a crederci. Ma resta il fatto che, comunque sia, è sempre e solo la popolazione ignara a pagare le conseguenze di certe scelte.
Da mezzo secolo, il popolo tibetano geme sotto la zampa dell’orco
cinese, ma sapevate che al di là delle apparenze, i governi cinese e
tibetano stanno attuando una farsa di cui una loggia segreta ha curato
la messinscena?
Le rivelazioni che seguono saranno un duro colpo per gli idealisti: è
il colpo di grazia finale o quello che ci risveglia dal torpore delle
favole che si raccontano sul Tibet?
Il Tibet mitico è un luogo sacro della moderna cultura profana. Il
popolo tibetano e le sue credenze sono diventati la buona coscienza
della nostra civiltà materialista che ha annientato le proprie
tradizioni. Dall’esilio del quattordicesimo Dalai Lama, il Tibet appare
come un’isola vergine che non sarebbe mai stata contaminata dal peccato
originale, come se il buddismo tibetano fosse avvolto per sempre nelle
nevi eterne della purezza politica e morale.
Per scoprire che cos’è davvero il Tibet e il lamaismo,
avventurandosi al di là del Viaggio di una parigina a Lhasa o di Tintin
in Tibet, e senza farci impressionare dalle prosternazioni degli
intellettuali convertiti, abbiamo intervistato un Tibetano di antica
stirpe. Un orientale che per un attimo accetta di disfarsi del suo
sorriso perenne per parlare con sincerità di cose proibite, cosa assai
rara.
Il signor Bhodyoul vanta, tra i suoi antenati buddisti della
confraternita dei Lohan, sia dei lama Karmapa (berretti rossi) sia dei
Gelugpa del lamaismo ufficiale (berretti gialli), quindi non è
propriamente un settario. Grande erudito e spirito libero, conosce la
storia e le cineserie della politica asiatica. Ma la cosa più preziosa è
che ha precise conoscenze della magia tibetana, senza la quale i sogni
del Tibet non potrebbero ammaliare l’Occidente.
J.L.: Signor Bhodyoul, lei è un Tibetano di nascita
che ha preso la cittadinanza di un Paese europeo dove ha svolto una
carriera commerciale fino all’età del pensionamento, verso gli anni
Novanta. Ha lasciato il Tibet all’età di 14 anni con i suoi genitori e
sua sorella, che ora vive in America. Non mi dilungo oltremodo sulle sue
origini per motivi di sicurezza, perché vi sono buone ragioni per
credere che un Tibetano troppo loquace non sia molto gradito.
L’immagine che abbiamo dei suoi compatrioti è quella di lama eruditi
che si occupano della salvezza delle anime e, più prosaicamente, di
questioni immobiliari. Per quanto riguarda i Tibetani laici, ci vengono
presentati come un popolo mite, sempre allegro e contento della propria
sorte, nonostante la crudele repressione della Cina.
Una volta la nostra intellighenzia non tollerava critiche nei
confronti di Stalin; ora gli intellettuali atei non finiscono più di
elogiare il Tibet e il suo capo teocratico, intronizzato ambasciatore
della pace e della saggezza. Lei invece ritiene che tutto questo sia una
messinscena, o peggio ancora, un pericolo, una vera calamità! Si
presenta quindi come un apostata del lamaismo, uno spirito libero che
non si riconosce nel ritratto dell’esiliato martire che è stato
tracciato dai suoi compatrioti della diaspora. Secondo lei questo esilio
ha consentito di portare a termine una strategia di conquista iniziata
da secoli. Ci riferiamo in particolare a una conquista occulta che lei
denuncia come l’organizzazione di una confraternita che opera nei
retroscena del lamaismo.
Ci ha contattato senza declinare la sua cittadinanza, con un accento
indefinibile che potrebbe essere tedesco, inglese o perfino olandese.
Parla un ottimo francese ma non è cittadino francese. Certo, potrebbe
essere un agente della Cina o appartenere a un clan opposto ai Gelugpa a
capo del governo tibetano in esilio, ma ho buoni motivi per ritenere le
sue rivelazioni fondate, perché collimano con altre fonti affidabili.
Le sue rivelazioni fanno esplodere la politica delle società segrete e
delle religioni ufficiali che servono loro da paravento. In questa sede
sono rivelati i più alti interessi delle logge che tirano i fili
nell’ombra. Ha qualche precisazione da aggiungere a questa presentazione
sommaria?
Bhodyoul: È raro che un asiatico esiliato sia
loquace quando si tratta di fatti in cui sono coinvolti i Cinesi e il
governo tibetano in esilio. Fossi solo non sarebbe un problema, ma
bisogna evitare che la mia famiglia venga individuata. Dando troppi
dettagli sulle mie origini, sullo statuto della mia famiglia e su ciò
che faceva mio padre o i miei antenati, credo che gli agenti cinesi e
tibetani, per non parlare della CIA, potrebbero ritrovarmi.
Dirò semplicemente che sono originario della regione di Gyantsé, a
un centinaio di chilometri a nord del Bhutan. Senza compromettermi
troppo aggiungo che i miei antenati sono originari del Kashmir, come
molti buddisti indiani che fuggirono dalla repressione dei brahmani. Si
rifacevano alla tradizione degli antichi Arhat.
La maggior parte si è dissolta tra la Cina e il Gobi. Rimangono solo
leggende sui Lohan, «coloro che cantano in modo dolce» dai quali i
lamaisti hanno mutuato la scienza dei mantra, facendone tuttavia un uso
rovesciato, o satanico, come dite voi in Occidente.
Quindi sono buddista, ma della stirpe della «Buona Legge» degli
Arhat di PuTo. Un arhat è un «liberato»: così si chiamavano i discepoli
del Buddha che avevano raggiunto la Liberazione.
In cinese, arhat si dice lohan, da qui il nome dato alle
confraternite fuggite dall’India verso Nord, un esodo iniziato intorno
al primo secolo a. C. che si è protratto fino al XIV secolo. Poi il
lamaismo, chiamato anche «buddismo tibetano», ha soverchiato tutto,
imponendoci uno Stato teocratico la cui teologia non è più buddhica nel
senso originale. Vedremo in seguito perché.
Perfettamente distaccati, i Lohan avevano fatto voto di non
resistere ai loro nemici. Si supponeva che detenessero la vera scienza
spirituale che libera l’anima dall’attaccamento al mondo dell’illusione,
mentre la scienza del lamaismo ne fa un uso completamente opposto,
rafforzando le illusioni.
J.L.: I Tibetani sono molto presenti nei media, come mai?
Bhodyoul: Sono molti coloro che si interessano alla
politica della Cina e non saranno certo i loro vecchi amici inglesi a
smentirmi: gli Inglesi non sono mai lontani.
I media presentano i miei compatrioti come anime pure che si
occupano di metafisica, mentre invece si tratta di un popolo di fieri
guerrieri la cui storia è costellata di lotte tra clan opposti. I
principi dei clan e gli abati dei monasteri sono sempre stati in guerra
per la supremazia, gli uni chiamando in aiuto la Cina e gli altri
avvalendosi dei Mongoli, a tal punto che i nostri vicini hanno sempre
creduto di essere di casa in Tibet.
Dopo tutto, quando si insediò nel 1949 la Cina comunista si sentiva
nel suo buon diritto, dato che ufficialmente il Tibet è un protettorato
cinese. Anche gli Inglesi ci invasero, nel 1904, e la Russia avrebbe
potuto sentirsi a casa propria, visto che alcune repubbliche socialiste
erano di confessione lamaista, come la Mongolia che sta rialzando la
testa.
Vorrei ricordare che il titolo di Dalai Lama esiste soltanto dalla
fine del XVI secolo. Fu Altan Khan, il discendente di Gengis Khan, che
lo conferì a Gyamtso, il cui nome significa «oceano», che in lingua
mongola si dice dalai. È quindi un titolo onorifico mongolico, se
capisce cosa intendo dire...
J.L: È vero che il primo Dalai Lama fu nominato dai Mongoli per buoni e leali servizi?
Bhodyoul: Sì, perché a quei tempi i Gelugpa, i
berretti gialli, erano divisi in due clan nemici, in guerra anche con i
Karmapa e altre fazioni. È davvero troppo complicato da spiegare, perché
in Asia le alleanze si fanno, si disfano e si rinsaldano continuamente.
Sönam Gyamtso, che era abate del monastero di Depung e capo dei
Gelugpa, chiamò in soccorso i Mongoli. Il titolo di Dalai Lama è quindi
una ricompensa di guerra. È come se gli Inglesi avessero nominato
Napoleone imperatore! Non so se mi capisce. È difficile da seguire.
Sappia comunque che prima del suo esilio, l’attuale Dalai Lama
incontrava il grande diplomatico Ciu En-lai, in occasione delle sue
visite a Nuova Delhi.
Il Panchen Lama, da parte sua, il capo del potere reale del Tibet,
si è sempre mostrato favorevole ai Cinesi. Esistono legami occulti
indistruttibili.
J.L.: Ora capisco perché i Cinesi dicono che il
Tibet è sempre stata una provincia del loro impero. La rivoluzione
comunista ha solo creato un fossato ideologico. Ci sarebbe quindi un
interesse comune, al di là dei regimi e delle credenze religiose?
In effetti è sorprendente constatare come i Cinesi, comunisti e
atei, ci tengano all’incarnazione del bambino Panchen Lama! Dicono di
detenere le prove occulte dell’incarnazione legittima di un
tulku-fantasma, cosa assai strana per degli atei incalliti...
Bhodyoul: Naturalmente la divisione ideologica è
soltanto di facciata. Quando entrarono in Tibet, nel 1949, i Cinesi
rispettavano la religione fino al momento della rivolta dei guerrieri
Khampa che un tempo si erano opposti alla Cina. Era una provocazione dei
Cinesi o un pretesto per scatenare l’esilio del Dalai Lama? Mi sono
fatto la mia idea a questo proposito. Il Dalai Lama lasciò il paese
accompagnato dal suo seguito composto di un centinaio di persone. Questo
è inspiegabile, perché non si capisce come mai un gruppo così numeroso
abbia potuto sfuggire alla vigilanza dell’esercito cinese che
controllava strettamente il Potala e i dintorni di Lhasa, sorvegliando
la frontiera dell’India. A quell’epoca non era difficile accerchiare
completamente la modesta città di Lhasa e le strade verso l’India erano
ben vigilate. Non si è mai visto un sovrano che prende la fuga in
incognito con il suo seguito, i suoi servitori e i suoi bagagli
attraverso centinaia di chilometri di montagna, sfuggendo alle
strumentazioni, agli aerei e agli indicatori di un esercito moderno.
J.L.: Sta diventando davvero interessante. Vuol
dire che il Dalai Lama sarebbe fuggito con la complicità dei Cinesi con
uno scopo politico preciso?
Bhodyoul: Non è certo a un vecchio asiatico che si
può far credere che un convoglio facilmente reperibile, guidato da un
capo di governo sotto alta vigilanza, sia scomparso di notte
nell’Himalaya per ricomparire misteriosamente in un palazzo di Nuova
Delhi, soprattutto sapendo che l’India non aveva alcun motivo per
irritare la Cina comunista. E durante quel periodo, il Panchen Lama – il
vero capo del Tibet – sarebbe rimasto tranquillamente nel Paese? Perché
non è fuggito, proprio lui, che i Tibetani riconoscono come il loro
capo spirituale?
Ciò significa che non esiste una nazione tibetana in esilio, poiché
l’autorità reale è rimasta sul posto ai comandi del Paese che, secondo
un accordo riconosciuto dalle grandi nazioni, rimane un protettorato
della Cina.
J.L.: È un punto di vista al quale non siamo
abituati. Parliamo del misterioso Panchen Lama, il «Papa nero» del
lamaismo. È praticamente sconosciuto, e il Dalai Lama, per il quale i
media stravedono, ha l’aria di una bella farfalla che volteggia qua e
là, lanciando occhiatine e incantevoli «Tutti sono belli, tutti sono
gentili». Lei ritiene che sia un usurpatore perché non ha mai
rappresentato il potere reale del Tibet? Constatiamo che gli Americani
gli fanno assumere il ruolo di ambasciatore della pace per servire la
propaganda del Nuovo Ordine Mondiale di cui è il cantore.
Bhodyoul: Non sono solo gli Americani che lo stanno
manipolando, bensì i suoi maestri segreti di Shigatsé. Ritorneremo su
questo argomento a proposito della «Grande Loggia orientale».
Il titolo di Panchen Lama risale all’inizio del secolo. Fu conferito
all’abate di Tashilhunpo che divenne la vera autorità spirituale del
Tibet. Il Dalai Lama e il Panchen Lama sono riconosciuti come due
«incarnazioni», rispettivamente di Avalokitesvara e di Amitabha che, per
semplificare, sono due ipostasi del pantheon tibetano. Questi due
«spiriti» si reincarnano continuamente, e lei sa con quali mezzi vengono
riconosciuti da bambini: è stata ritrovata la ciotola dell’uno e gli
stivali dell’altro; il viso del cadavere dell’uno si è girato in
direzione del villaggio in cui sarebbe rinato ecc... Tutto questo appare
incantevole agli Occidentali che si stupiscono davanti a questi fatti
miracolosi. Questo sistema di reincarnazione in vasi chiusi, chiamato
«tulku», permette di concentrare un enorme potere e di mantenere il
sistema ininterrottamente.
J.L.: In effetti, se gli stessi spiriti ritrovano
la loro funzione anteriore devono disporre di una padronanza inaudita.
Sono come re che regnano al di là del tempo. Eppure non vediamo nessuna
evoluzione, nessun altro scopo se non quello magico, poiché questa
società, con i suoi riti, è rimasta immutata fin dal Medio Evo.
Bhodyoul: Lo è solo dall’esterno, perché in realtà
c’è un’attività intensa nel cuore del sistema lamaista. Vi sono potenti
pensatori dietro a questa facciata, e questi cervelli hanno lanciato
idee che gli Occidentali credono di loro invenzione. Ora stiamo entrando
nel vivo dell’argomento.
Il buddismo tibetano dispone di tutta una serie di pratiche
magico-rituali davvero eccezionale, poiché ha riunito i sistemi magici
degli yogi tantrici, le conoscenze metafisiche e mediche degli Indù e le
tecniche sciamaniche arcaiche. Tutto questo è avviluppato in una
teologia buddhica che è una sintesi tra le correnti indiane e cinesi.
J.L.: È avvenuta la riforma di Tsongkhapa, da cui è scaturita la tradizione Gelugpa rappresentata dal Dalai Lama?
Bhodyoul: Questa grande riforma dell’inizio del XV
secolo ha fatto del lamaismo una religione organizzata e centralizzata
in modo analogo al Vaticano. Il Dalai Lama ne è diventato il capo
amministrativo, mentre il Panchen Lama, il capo spirituale, è relegato
in secondo piano. Cerco di semplificare e questo sembrerà riduttivo agli
orientalisti, ma poco importa perché quello che sto per raccontare è
loro completamente sconosciuto.
J.L.: Sono colpito da certe similitudini tra il
cattolicesimo romano e il buddismo tibetano, sia sul piano
dell’organizzazione sia per quanto riguarda lo scenario ritualistico, le
pratiche devozionali, la vita monastica, senza tralasciare la gerarchia
sacerdotale con i suoi voti. Si dice che queste due forme di religione
abbiano origini atlantidee. Vi è forse stato un influsso di Roma sul
Tibet o viceversa?
Bhodyoul: Oggettivamente sappiamo che, a partire
dal XIV secolo, in Tibet sono entrati dei missionari cattolici che hanno
ricevuto buona accoglienza. Non è una cosa del tutto scontata.
J.L.: Nel XIV secolo! Ci hanno raccontato che il
Tibet era sempre stato chiuso agli stranieri e in particolare ai
missionari! È incredibile che dei religiosi cattolici siano stati
presenti in Tibet già a quell’epoca, proprio quando iniziò la stirpe dei
dalai lama...
Bhodyoul: Tutto ciò che riguarda il Tibet è
disinformato. I primi missionari del XIV secolo erano francescani, ben
prima che sbarcassero i gesuiti, che allora non esistevano ancora
evidentemente. Per quanto riguarda i cappuccini, circolano leggende a
proposito del loro gusto per certe forme devozionali deviate in
sessualità depravata.
I gesuiti, da parte loro, sono degli occultisti che hanno sempre
cercato di appropriarsi delle pratiche magiche delle culture che hanno
infiltrato. Non conosciamo i dettagli della loro presenza in Tibet ma è
storicamente provato che Padre Antonio d’Andrade vi fu accolto nel 1624
dove soggiornò per diversi anni, seguito da altri gesuiti portoghesi – i
padri Cabral e Cacella – che vissero a Shigatsé intorno al 1630, sotto
la protezione dei principi del Tang. Gesuiti protetti da principi
tibetani hanno abitato a Shigatsé, il santuario della Grande Loggia
Bianca! Ne abbiamo le prove.
J.L.: La cosa comincia a diventare eccitante! Se i
gesuiti erano in Tibet fin dall’inizio della stirpe del Panchen Lama,
considerato il «papa segreto dei Tibetani», possiamo supporre che
abbiano influito su un’organizzazione il cui capo assomiglia stranamente
al Generale della Compagnia di Gesù. Non va dimenticato l’aspetto
marziale in tutto questo: si tratta di ordini religiosi strutturati come
un esercito pronto a combattere.
Si dice che il Papa del Vaticano sia il «papa bianco» in opposizione
al «papa nero», il generale dei gesuiti. Inoltre questi gesuiti si
insediarono a Shigatsé, la città esoterica per eccellenza, la residenza
dei capi occulti del Tibet, che la Teosofia ha chiamato i «maestri di
saggezza della Grande Loggia Bianca». Vi è correlazione tra i gesuiti e
la famosa «Grande Loggia» del Tibet?
Bhodyoul: Ha fatto centro. Complimenti, perché sono
pochi i ricercatori così perspicaci. Conosco solo un paio di esoteristi
che sono a conoscenza di questi fatti e che sanno interpretarli come si
deve. Secondo le mie ricerche, la fondatrice della Teosofia, Helena
Blavatsky, che rivelò al mondo l’esistenza della confraternita segreta
del Tibet, non sapeva della presenza dei gesuiti a una data così antica,
ossia quasi contemporaneamente alla nascita del lamaismo moderno.
Essa sembrava ignorare, a meno che non lo dissimulasse, che dei
missionari italiani fossero stati accolti nelle lamaserie come studenti
di teologia, e che avessero redatto dizionari e trattati in tibetano.
Gli universitari occidentali hanno scritto le loro tesi partendo da
autentici trattati di buddismo tibetano scritti da gesuiti! Mi segue?
In ogni caso ogni tanto la Blavatsky, nonostante i suoi paraocchi da
medium, aveva qualche sprazzo di lucidità. Tuttavia era così
fanaticamente legata alla «Loggia orientale» da soprassedere sulla
presenza dei gesuiti a Shigatsé, la città sacra dei suoi iniziatori
occulti. Per lei sarebbe stato un blasfema osare sollevare il velo che
pretese di aver strappato nel suo libro Isis svelata. Isis non è stata
affatto svelata.
Le dirò un segreto sulla sorte della signora russa che ha fondato la
Teosofia: essa venne imprigionata magicamente da una fratellanza
massonica occidentale, perché rifiutava di piegarsi alle loro
condizioni. Venne in seguito liberata dalla Loggia orientale che in
questo modo la pose sotto una camicia di forza occulta ancora più
soffocante.
È la sorte dei medium di alto livello. In queste condizioni, quando
denunciò con veemenza il dominio dei gesuiti d’Occidente, Helena
Blavatsky aveva dimenticato di essere diventata lo zimbello dei lama
gesuiti dell’Oriente. Nessuno può sfuggire al veleno dopo aver osato
avvicinarsi al nido di serpi della «Loggia planetaria».
In ogni caso sono riconoscente alla Blavatsky per averci messo sulla
pista della Loggia orientale, poiché i miei compatrioti tibetani sono
lungi dall’immaginare ciò che si cela dietro ai loro riveriti lama.
Il fatto storico che dei gesuiti abbiano infiltrato il lamaismo è di
estrema importanza per capire la politica del Nuovo Ordine Mondiale e
gli accordi segreti stipulati tra la Grande Loggia orientale, il
Vaticano e le società segrete occidentali.
J.L.: È assai preoccupante quando si sa che
l’ordine interno dei gesuiti persegue un piano di conquista mondiale
sotto la copertura della religione. Se ne può dedurre che il loro piano
passi per il Tibet e che, in un modo che ancora ci sfugge, i Tibetani
collaborino con i gesuiti in vista di instaurare una teocrazia mondiale
che dovrebbe assumere la forma di una religione ecumenica.
Bhodyoul: Se permette le dirò di più. Un gesuita
del 1630 che diventava studente in una lamaseria era di fatto
riconosciuto e iniziato in quanto monaco lamaista, il che significa che
alcuni lama tibetani sono, in realtà, dei padri gesuiti. Ne troverete
facilmente le prove nei libri di storia che non hanno nulla di
esoterico, come per esempio in La civiltà tibetana del professor R. À.
Stein1. Infatti, a questo proposito, le cose non sono dette chiaramente
poiché agli universitari viene raccomandato di non andare a rovistare
troppo. Alcuni indicano che la presenza gesuita in Tibet risale a
partire dal XVIII secolo, ossia quattro secoli dopo le prime visite dei
missionari occidentali! Sappiamo tuttavia che anche alcuni principi
della casa di Orléans si recarono in Tibet.
Conoscendo il gusto dei gesuiti per la magia e la politica, possiamo
dedurre che la loro presenza a Shigatsé sia il segno di un accordo
speciale tra l’Ordine gesuita e la «Grande Loggia orientale». Non
pensiamo troppo in fretta che l’uno possa bluffare l’altro, ma risulta
che a un momento storico il potere reale che sta dietro il Vaticano
abbia negoziato con il potere occulto orientale. Si tratta di fatti
realmente accaduti.
J.L.: Il Panchen Lama, che lei considera come il
papa occulto del Tibet, sarebbe direttamente connesso con la mitica
«Grande Loggia Bianca»?
Bhodyoul: Per motivi politici e occulti, i panchen
lama sono sempre stati vicini ai Cinesi, il che spiega perché l’ultimo –
morto alla fine degli anni Ottanta – era rimasto in Tibet per poi
stabilirsi in Cina. Si può interpretare come un segno che il vero potere
spirituale sia rimasto in casa e che i Cinesi l’abbiano sempre
protetto, se non se lo sono addirittura accaparrato. Molti aspetti
rimangono completamente segreti, e i Tibetani stessi si trovano nello
stesso stato di ignoranza sulla loro gerarchia dei cattolici nei
confronti della politica segreta del Vaticano.
Questi sono i fatti: il Panchen Lama di Tashilunpo risiede vicino a
Shigatsé, dove i Teosofi hanno localizzato il centro degli iniziati
della Loggia orientale. Inoltre uno di questi iniziati, noto negli
ambienti teosofici e new age con il nome di Djwal Khool, ha ammesso di
assumere funzioni in una lamasseria. È lui il Panchen Lama, il capo
spirituale del lamaismo? Oppure il Panchen Lama, detto anche Tashi Lama,
dal nome del suo luogo di residenza Tashilunpo, è solo una copertura?
Il buddismo tibetano ufficiale sembra ignorare l’esistenza dei suoi
capi occulti, il che è la norma nel sistema chiuso di una società
segreta il cui cerchio più esterno ignora l’esistenza di quello interno,
per cui nessuno riesce ad avvicinarsi al nucleo. Si distinguono almeno
tre cerchi sul piano fisico:
1. Quello più ampio è il lamaismo ufficiale esposto nelle vetrine
delle librerie e nei media come IL riferimento in materia di
spiritualità. Dispone di un’infrastruttura di migliaia di centri
culturali e di monasteri su tutta la superficie del globo, e il suo
capo, il Dalai Lama, è la star dei media. Sono state le logge a porlo su
questo piedistallo, altrimenti non sarebbe più famoso di qualsiasi
altro capo di una minoranza religiosa, sia essa curda o amerindia. È la
facciata commerciale, il sorriso e le belle parole. È di un’abilità
straordinaria e i suoi capi vanno fieri di lui.
2. In secondo luogo viene il potere reale rappresentato dal Panchen
Lama. La diplomazia cinese ne dissimula il ruolo, a tal punto da
asserire di detenere il bambino destinato alla successione al titolo di
Panchen Lama.
3. Infine c’è il nucleo occulto della loggia di Shigatsé, città
vicina a Tashilunpo, la residenza del Panchen Lama. Possiamo pensare che
questi funga da anello di congiunzione tra il nucleo interno della
Loggia orientale e il lamaismo di facciata. Questo nucleo ideologico è
diventato mitico attraverso gli scritti teosofici che ne parlano come di
una confraternita di esseri immortali che dirigono l’evoluzione umana. È
vero che dispongono di poteri eccezionali, fra cui quello di
reincarnarsi nel corpo di loro scelta, ma non per questo sono esseri
liberati.
Al contrario, si tratta piuttosto di entità ritardatarie
assolutamente legate al piano terrestre che, a loro volta, servono
interessi politici superiori. Usurpano i titoli e i nomi dei grandi
santi e degli iniziati dell’Antichità. Tutto questo è cinema sullo
schermo del grande illusionista Mara.
La guerra magica
J.L.:
Esiste un’abbondante letteratura sui maestri segreti della Loggia del
Tibet. Chi si trova nel cerchio interno di questa loggia orientale? E
quale scopo si prefigge?
Bhodyoul :
Ho scoperto tutto questo in occasione delle ricerche che ho condotto
in Occidente, perché i miei amici eruditi tibetani sono ignoranti sulla
propria religione quanto lo sono i cristiani sulla loro. Non ho quindi
ricevuto alcun aiuto sotto questo aspetto, ma ripensandoci talvolta mi
sovvengono ricordi di gioventù che illuminano il lato nascosto della
cultura in cui sono stato allevato. Posso affermare con certezza che le
leggende sulla «Grande Loggia Bianca» degli iniziati d’Oriente sono un
inganno, perché non esiste una confraternita segreta che si
esteriorizza pubblicamente. Tutt’al più potrebbe rivelare la sua
esistenza prima di mutare a un altro livello. Tutti quelli che
affermano di essere stati in contatto con la «Loggia dei maestri del
Tibet» e che si definiscono «discepoli dei maestri» sono stati
ingannati da intermediari.
Innegabilmente esiste una fratellanza
segreta che veglia sull’umanità, ma non è della natura che immaginiamo
in base al condizionamento religioso ricevuto nella nostra infanzia. I
suoi scopi segreti non vanno nel senso del nostro idealismo. A
proposito di idealismo, vedremo come la cosiddetta «Grande Loggia
Bianca» si avvale del nostro sentimentalismo per farci sognare una
serie di illusioni romantiche, riversate nell’atmosfera a partire dal
Tetto del mondo.
Sostengo di
poter dimostrare che i riti del buddismo tibetano sono negativamente
magici e che le lancinanti ripetizioni di invocazioni hanno uno scopo
preciso, direi perfino una funzione scientifica. Ciò che ho scoperto è
stato corroborato da alcuni chiaroveggenti, molto rari al momento.
L’organizzazione del lamaismo è centralizzata e gerarchizzata per
rispondere a norme di magia collettiva: le tecniche di meditazione e di
visualizzazione non hanno lo scopo di liberare lo spirito, ma di
emettere flussi di energia che sono accuratamente canalizzati e diffusi
sulla terra. Si tratta di una gigantesca centrale di produzione
energetica che si avvale di decine di migliaia di organismi umani,
perfettamente preparati per generare un flusso telepatico che parte dal
Tetto del mondo, la cui situazione geografica è ottima per emettere
onde verso l’Occidente. Questa stazione emette da secoli sulla
frequenza delle nostre aspirazioni e dei nostri ideali. Vi spiegherò
come funziona, poiché si tratta di una scienza esatta.
J.L. :
Prosegua pure. Cercheremo di seguire anche se ciò richiede un certo
sforzo. Da quanto mi ha confidato, questa scienza sarebbe la chiave
assoluta per capire la funzione di una gerarchia sacerdotale?
Bhodyoul :
L’aria pura delle altitudini dell’Himalaya è particolarmente buona
conduttrice per emettere segnali telepatici di qualità. Questi segnali
sono proiettati con forza grazie ai riti ripetitivi che si svolgono
giorno e notte da svariati secoli. Per questo motivo esiste una doppia
gerarchia: quella degli iniziati della Grande Loggia Bianca che
selezionano il contenuto dei messaggi, e quella dei lama che
dinamizzano queste emissioni telepatiche mediante i loro esercizi
spirituali, senza tuttavia conoscerne il vero significato.
Le
migliaia di città-monasteri sugli altopiani del Tibet, che ospitavano
fino a 800 monaci, perseguivano uno scopo ben diverso dallo studio dei
sutra e la meditazione sulla vacuità. Si tratta della maggiore
operazione di propaganda di tutti i tempi, ben più potente dell’Islam o
di Roma, poiché il lamaismo opera in segreto: il vero potere è
segreto.
J.L. :
Prima di proseguire, se si parla di similitudine di mezzi e obiettivi
tra i lama e i gesuiti, è proprio perché utilizzano le stesse tecniche
di visualizzazione. Questo metodo di proiezione mentale sarebbe alla
base del sistema di conquista telepatica degli occultisti orientali?
Bhodyoul:
Esatto. Gli esercizi di Ignazio di Loyola sono calcati sulle tecniche
dello yoga tantrico indiano che fu adattato dai lama. Inoltre, il
processo di risveglio che si attribuisce a Loyola al momento della sua
«illuminazione» si è avvalso della tecnica tantrica di sublimazione
dell’energia sessuale. Questo ci indica che Ignazio di Loyola, il santo
venerato dalla Chiesa cattolica, è in realtà un iniziato venuto
dall’Oriente per compiere una missione in seno al cattolicesimo.
Subito
dopo aver fondato il suo Ordine a Roma nel XVI secolo, Loyola inviò
alcuni missionari in India, in Giappone, in Cina e in Tibet per
chiudere il circuito. Ciò spiega perché, fin dall’inizio del XVII
secolo, i gesuiti abbiano trovato una buona accoglienza nelle lamaserie.
In certo qual modo ritrovarono le loro radici. Bisognerebbe verificare
se Tsongkahapa, il fondatore dei Gelugpa di cui il Dalai Lama è il
capo, non si sia incarnato nella persona stessa di Ignazio di Loyola,
dopo aver saldamente instaurato il suo sistema di lamaismo, riformato
sul modello della gerarchia cattolica.
Loyola è nato in Spagna
verso il 1490, ossia 70 anni dopo la morte di Tsongkhapa (1419), il
che è un periodo accettabile per la reincarnazione di un
tulku-fantasma. Aggiungiamo che la Spagna è la porta d’ingresso degli
spiriti venuti da altre civiltà che si incarnano per la prima volta in
Europa. È sconcertante constatare quanto la riforma di Tsongkhapa,
fondatore del lamaismo moderno, assomigli all’ordine ipercentralizzato
di Ignazio di Loyola. L’uno fa appello al Buddha e l’altro a Gesù con
un dogmatismo e un desiderio di dominio molto simili, mentre le loro
pratiche rispettive non sono né buddiste né cristiane, ma affondano le
radici nello yoga e nello sviluppo dei poteri psichici.
Constatiamo
che questi due gruppi hanno operato secondo strategie apparentemente
opposte, come se fossero in competizione, il che rientra certamente in
un piano coerente a un livello superiore. Infatti, mentre il Vaticano
lanciava le sue truppe attraverso il mondo per ottenere conversioni con
la spada, i Tibetani hanno operato in modo statico, concentrandosi sul
Tetto del mondo per diffondere il loro influsso mediante la telepatia.
Oggi sono scesi in pianura per portare a termine la loro grande opera.
Hanno fondato centri in
tutti i paesi del mondo. Ecco a cosa può servire l’esilio, sulla scia
della diaspora ebraica che ha esteso una rete internazionale
controllata dai rabbini con la Legge mosaica e il Talmud. I lama
tibetani si sono ormai insediati in tutti i paesi, mentre cinquant’anni
fa erano soltanto un pugno di rifugiati senza risorse. Di sicuro il
denaro non manca.
J.L. :
Da dove viene il denaro? Ce ne vorrà moltissimo per mantenere queste
migliaia di monaci improduttivi e versare la pensione alle eminenze del
lamaismo che hanno il rango di vescovo, mantenendo nel contempo un
gigantesco parco immobiliare di monasteri e centri culturali. Hanno
beneficiato di favoritismi, come se un’organizzazione fantasma
rimuovesse qualsiasi ostacolo davanti a loro e firmasse assegni in
bianco. Nessuna religione minoritaria gode di simili privilegi:
generalmente le comunità sono denigrate.
Le sette tibetane non sono
nel mirino dei cacciatori di sette, che preferiscono prendersela con le
minoranze cristiane dalle regole più flessibili. È come se dei
contadini della Borgogna, della Dordogna o della Bretagna si
svegliassero un bel mattino trovando un monastero tibetano in fondo al
loro campo, e all’ora dell’aperitivo si dicessero: «Per la nostra
salvezza, ecco ancora dei santi lama scesi dall’Himalaya che ci portano
il prezioso gioiello nel Loto». Lo stesso vale in Scozia, in Russia o
alla Martinica. Ovunque!
C’è qualcosa di strano, ma tutti lo
trovano normale, salvo alcune rare menti che si interrogano sul ruolo
eminente concesso a questo buddismo delle nevi nella costituzione di
una nuova religione mondiale. Stando alla quantità di libri tibetani
esposti nelle librerie esoteriche si direbbe che ci vogliono convertire
per forza. Perfino dei simpatizzanti del buddismo provano un certo
malessere, come se si trovassero davanti a un’esibizione impudica. Chi
sta dietro a questa propaganda grossolana, così poco in armonia con i
principi buddhici?
Bhodyoul :
Andiamo a vedere chi finanzia: sappiamo che gli Americani versano una
rendita al Dalai Lama e che gli sponsor gesuiti aiutano molto, il che
permette di interrogarsi sul loro patrimonio. Pare che i gesuiti siano
in possesso di banche fondate sul saccheggio dell’oro degli Indiani
d’America centrale e delle loro piraterie in Asia. Si sono inoltre
arricchiti grazie al traffico di schiavi: si trovavano infatti
nell’ombra dei conquistatori, e i loro uomini di mano servivano per le
basse manovre. Ma questo ci discosta dal vero problema. Qual è il fine
politico della gerarchia tibetana? Ecco cosa dobbiamo capire.
J.L. :
Lei ha parlato di un arsenale di «illusioni mentali» che avrebbe
condizionato l’attuale cultura mondiale sotto i suoi aspetti politici,
culturali, scientifici e religiosi. Questa analisi può sembrare
incredibile a molti, ciò nondimeno crediamo che non possa esservi altra
spiegazione alla piega che sta assumendo la civiltà planetaria con i
suoi valori fittizi e falsamente generosi che ci sono imposti a colpi
di propaganda.
Come hanno potuto i grandi maghi del Tibet – poco
importa chi siano – imporci comportamenti e un modo di vita che
crediamo originati dalla modernità?
Bhodyoul :
Cercherò di risponderle nel modo più chiaro possibile se accetta di
aprire la mente a informazioni esoteriche che risultano inammissibili
nella sua cultura. Per noi orientali la telepatia non è un mistero ma
un fatto del tutto banale. Mentre voi eravate occupati a conquistare il
mondo per costruire il vostro impero materiale, noi abbiamo sviluppato
altre facoltà.
I poteri psichici di uno yogi non hanno nulla di
miracoloso, basta concentrarsi e prendersi il tempo necessario. Alcuni
riescono a levitare e a raccontare facezie varie, tanto spettacolari
quanto sterili dal punto di vista spirituale.
Quando si radunano
centinaia di migliaia di yogi in seno a un’organizzazione centralizzata
per allinearsi sulla stessa frequenza psichica avvalendosi di appositi
rituali, si mette in moto una fabbrica mentale di una potenza
nucleare. Qualsiasi yogi può ottenere un enorme potere di
concentrazione grazie a tecniche di visualizzazione. I metodi vantati
come sistemi di meditazione per calmare lo spirito utilizzano immagini
di divinità che bisogna riuscire a far vivere con l’immaginazione.
Il
Lama che medita sull’immagine di una dea deve finire per vederla, come
se la trovasse davanti a sé in carne e ossa. Poi deve imparare a
dissolverla, il che non è semplice. Capisce la portata di questi
esercizi? È esattamente ciò che fanno i gesuiti con gli esercizi di
Sant’Ignazio che sono stati introdotti in tutti gli ambienti religiosi,
in parallelo con il buddismo tibetano.
Una volta ottenuta questa
padronanza del mentale, è facile immaginare i risultati che si possono
ottenere riunendo migliaia di monaci yogi che compiono un rituale
magico alla stessa ora! Il Tibet ha sempre funzionato con centinaia di
migliaia di yogi formattati in questo modo, di livelli diversi certo,
ma il cui il collettivo sprigionava una potenza inimmaginabile.
Questa
è soltanto la macchina di propulsione – il carburante – poiché, sopra
la fabbrica, vi sono operatori consapevoli che sanno utilizzarla nei
momenti propizi in funzione del corso del sole e dei ritmi planetari.
J.L. : È comprensibile, ma a che scopo? Se è per l’evoluzione, perché i Tibetani hanno sostenuto Lenin e Hitler?
Bhodyoul :
Ciò che la inganna è il concetto di evoluzione storica. C’è un
progresso della civiltà, ma è relativo. Le menti che dirigono i flussi
telepatici giocano sui registri degli ideali di progresso e di
evoluzione.
Sono in grado di inviare ingiunzioni che noi crediamo
essere nostre aspirazioni. Ciò spazia dalle utopie politico-sociali al
messianismo, passando per i buoni sentimenti.
Se si vuole mantenere
il controllo, occorre proporre un’illusione positiva, salvo poi
opporle degli orrori per rendere ancora più auspicabile la speranza in
un mondo migliore.
È vero che i lama tibetani hanno appoggiato
Hitler. Alcuni nazisti si sono recati in Tibet per essere iniziati ad
alcuni segreti esoterici. La scelta della Svastica come emblema del
nazionalsocialismo ne è il miglior esempio. Ma i Tibetani hanno
ingannato i sognatori nazisti e per finire ne hanno favorito la
sconfitta. Quanto a Lenin, è stato un adepto della Loggia orientale.
Questa Loggia di «maestri di saggezza» ha fatto strage, poiché la
maggior parte degli orrori sono usciti dal suo cilindro, con in premio
la New Age e l’ideale del migliore dei mondi.
Ma torniamo agli
aspetti tecnici della centrale telepatica. In natura esistono sette
livelli di energia, sette qualità che spaziano dai solidi all’etere
superiore. Questo etere superiore riempie lo spazio e la sua qualità è
così sottile che è in grado di riflettere le idee. In alcuni momenti
propizi, flussi di pensiero sono inviati nell’atmosfera gravandosi
nell’etere.
Alcuni centri dell’uomo sono sensibili a questa
frequenza vibratoria, come la ghiandola pineale che gli Antichi
consideravano la sede dell’anima. È così che il cervello fotografa le
idee che sono nell’aria. Se l’idea è in armonia con la vostra
aspirazione personale, essa sarà accolta dalla vostra coscienza che se
ne appropria. Di conseguenza, risponderà con una riflessione
consapevole, e voi reagirete a questo impulso. Poi questa risposta
ritorna alla fonte di emissione ed è così che gli operatori verificano
l’effetto delle loro proiezioni grazie alla tecnologia occulta.
Cercherò di riassumere.
È la prima fase del test. Un’idea viene
lanciata sul mondo verificando se trova rispondenza nelle
menti-bersaglio che si desidera influenzare. Se il test è positivo, si
comincia a intravederne l’impatto attraverso coloro che «si gasano» con
questa nuova idea. Sono coloro che lanciano le mode e i movimenti
d’opinione. Quindi viene inviata una seconda emissione telepatica,
questa volta di natura emotiva, stimolando la qualità di etere al di
sotto di quella precedente, detto «etere luce». Lasciamo perdere i
termini della tradizione esoterica e il sanscrito.
Per questa
operazione che mira all’emozionale, vengono utilizzati rituali magici a
suon di musica, canti, danze, gestuali sacri, incenso e altri
ingredienti. La corrente sarà diretta verso coloro che hanno ricevuto
il primo «collegamento» e che vi hanno reagito in modo positivo.
Per
i maghi operatori si tratta quindi di imprimere il loro messaggio nel
nostro sangue al fine di armonizzare l’emozione con il pensiero, la
testa e il cuore sono collegati all’idea che risulta pertanto come una
nostra creazione. Ci scaldiamo per questa «idea generosa» e siamo
pronti ad agire per realizzarla. Sto riassumendo un procedimento molto
complesso. A questo stadio di preparazione, gli scrittori e coloro che
sono i propagandisti dell’idea in voga si fanno carico della fase di
condizionamento successiva. Potete verificare questo processo se
seguite l’evoluzione della società attraverso lo specchio dei media.
Ma,
il più delle volte, il fatto stesso di prestarvi attenzione ci collega
a nostro scapito. Non se ne vuole rimanere fuori. È mal visto essere
una persona malinformata, così come lo è essere reazionari ecc. In
qualsiasi posto andiamo, qualsiasi cosa facciamo, la propaganda si
insinua in noi. Vedrete che ce n’è per tutti i gusti e tutte le
sensibilità.
Al livello più basso dell’operazione di influsso
telepatico siamo infine mobilizzati dall’istinto di propagazione che ci
spinge a diffondere le nostre idee a causa del desiderio fondamentale
di procreazione e sopravvivenza.
Allo stadio più materiale,
gli operatori vegliano affinché la nostra alimentazione sia adeguata al
risultato che si vuole ottenere. Riflettete per esempio sulla volontà
dei nostri governanti di snaturare il cibo. Chiedetevi in questo
momento che cosa nascondono le manipolazioni genetiche dei prodotti
naturali. Questo indica la soglia di condizionamento che è stata
raggiunta a livello delle nostre facoltà superiori. Vi darò ora la
risposta a molte questioni di natura ecologica, come l’aumento della
radioattività, così necessario per portare il sistema nervoso a un
livello vibratorio negativo.
Cosicché questo processo morboso
finisce per renderci assolutamente convinti della verità delle idee che
ci hanno inculcato in modo subliminale e, allo stadio finale, questa
operazione può trasformarci in cani poliziotti dell’ordine stabilito.
Sto pensando a coloro che leggeranno le mie spiegazioni iconoclaste sul
lamaismo tibetano e che ne saranno scioccati! Non dispongo certo dei
mezzi magici della «Grande Loggia Bianca» per convincerli. Io parlo
come un essere ordinario, mentre loro vogliono credere solo alle
autorità.
Spero che queste spiegazioni sommarie siano sufficienti,
perché in realtà ci vorrebbe un vero e proprio trattato tecnico che
sarebbe del tutto indigesto. Ognuno potrà rifletterci per conto suo, e
se è attento ai segnali dei tempi capirà cosa voglio dire.
J.L. :
In effetti è difficile immaginarsi come possano esserci cervelli che
coordinano una simile operazione. Ma sapendo che si tratta di spiriti
dotati di facoltà sovrumane, possiamo ammettere questa macchinazione.
Ripensandoci, ciò spiega la reale destinazione di questi monasteri e
dei rituali di cui non riuscivamo proprio a vedere l’utilità
spirituale. Rimane ancora un punto da chiarire, ossia lo scopo di
questo gioco.
Bhodyoul: È probabilmente l’aspetto più
difficile da capire: gli spiritualisti classici vi diranno che è
salutare che esista una fratellanza che faccia evolvere la civiltà
umana. È l’argomento che ritorna sempre: l’evoluzione! I «maestri» ci
aiuteranno a evolvere di era in era, e questo piano è così grandioso che
non siamo in grado di comprenderne i metodi. Questo si fonda sul dogma
di un’evoluzione ascendente verso un mondo sempre più perfetto.
Benché assolutamente contraria ai fatti e all’entropia universale,
questa idea è il dogma dominante nella nostra cultura. Pensiamo che
tutto andrà sempre meglio, che ci eleviamo vita dopo vita verso le
altezze della perfezione, fino a diventare simili a dèi.
Nella maggior parte degli ambienti spiritualisti, questa teoria non
ha più alcuna contraddizione, poiché senza di essa la vita diventerebbe
assurda. Confutare questo dogma evoluzionista non è più tollerato, e se
vi azzardate a farlo vi prendono per un nichilista.
Eppure la teoria dell’evoluzione progressiva verso la perfezione è
una fonte di sofferenza e di disillusione infinite quanto la stessa
evoluzione. Secondo le più antiche tradizioni, l’evoluzione gira in
tondo e il tempo si morde la coda descrivendo dei cerchi infiniti,
finché decidiamo di uscirne. Bisogna uscire dal cerchio del tempo: è lo
scopo della vera religione, ossia l’immortalità.
Ma le potenze che vivono nel tempo ciclico non vogliono che vi
sfuggiamo, perché ciò significherebbe la fine di questa messinscena.
Il messaggio originale del Buddha era un appello e distaccarsi dal
sortilegio del circuito dell’evoluzione chiusa, ma i guardiani del
sistema temporale hanno risposto diffondendo la dottrina dell’evoluzione
progressiva. Essi dicono: «Col tempo diventerete degli dèi su una terra
perfetta. Non cercate un’altra via d’uscita». Ora chiediamoci: da
quanto tempo è nell’aria questa idea e da chi proviene? L’evoluzionismo è
forse un concetto religioso tradizionale? Rientra negli insegnamenti
dei grandi saggi del passato? Non si tratta forse di un’interpretazione
contraria al suo significato originale? Ognuno si ponga queste domande,
io non intendo sostituire un dogma con un altro. Tuttavia osserviamo che
l’evoluzionismo spirituale è un’idea moderna specifica, diffusa dai
lamaisti e dagli adepti della Teosofia orientale per i quali è un’idea
fissa, il dogma assoluto, la doxa suprema.
J.L.: Che cos’ha di così importante? In fin dei
conti, è solo un’idea, e le idee cambiano col mutare delle epoche. Ma
lei ha senz’altro ragione quando afferma che i grandi saggi come il
Buddha e Gesù Cristo non hanno mai predicato l’evoluzionismo spirituale,
ma piuttosto il distacco dall’illusione dell’esistenza mediante uno
sforzo radicale nel corso della vita presente.
Bhodyoul: Voglio semplicemente mostrare che questa
teoria ci è stata ispirata dalla Grande Loggia orientale, proprio quella
che ha fondato l’organizzazione del lamaismo allo scopo di irradiare
questa idea e tutte le illusioni che ne derivano. Mi spiego: se riescono
a convincerci che un’idea può rispondere alla questione essenziale
dell’esistenza, significa che possono condizionarci ad accettarne le
applicazioni in tutti i settori della vita. Vorrei cercare di essere il
più chiaro possibile...
La teoria evoluzionista si può applicare soltanto ai fenomeni
naturali e solo in modo relativo, poiché tutto è ciclico e le cose
ritornano sempre al punto di partenza. Per questo gli antichi Indù e le
altre civiltà hanno suddiviso il tempo circolare in quattro cicli
disuguali: l’Età d’Oro, l’Età d’Argento, l’Età del Bronzo e l’Età del
Ferro. Dopo l’Età del Ferro ritorna l’Età d’Oro e così via...
Ciò concerne soltanto la storia del mondo, motivo per cui la
tradizione universale dice che il germe dell’identità umana non è
toccato da questi cicli. La nostra anima sarebbe quindi posta in queste
condizioni di cambiamenti senza che ne cambi il carattere immutabile in
quanto particella divina.
J.L.: È questa l’idea tradizionale?
Bhodyoul: Con qualche variante, è il fondamento
della filosofia eterna, la philosophia perennis. Studiando i miti sacri
delle rivelazioni religiose originali, constatiamo che dicono tutti la
stessa cosa. Ma non appena queste religioni si instaurano nel tempo,
rovesciano il loro messaggio iniziale a fini temporali.
Con il tempo, bisogna durare e la sopravvivenza temporale soppianta
la ricerca dell’eternità. Durante il ciclo attuale, la cosiddetta «Età
Nera», è scritto che la verità è perduta, soppiantata da illusioni così
lusinghiere che noi esseri umani le adottiamo come se fossero la
«verità».
Per l’uomo civilizzato, non c’è niente di più gradevole che sentirsi
dire che è un dio in evoluzione, che si sta via via avvicinando alla
perfezione. Tale perfezione può essere vista come un fine individuale o
sociale e, in questo caso, la scienza compierà la salvezza redentrice.
Il dogma dell’evoluzione vince su tutti i piani, sia su quello
scientifico che su quello spirituale. Il progresso diventa una religione
che porta nuove speranze costantemente rinnovate.
In questa «Nuova Era» dell’Età Nera, la spiritualità è vissuta come
una successione di miglioramenti psichici con la promessa ultima di
raggiungere il Nirvana. La ricerca del sacro si cancella davanti allo
sviluppo personale. Quindi appaiono necessariamente numerose illusioni,
che trovano tutte le porte aperte. È il regno del «sempre di più e
sempre meglio» con risultati incontestabili a certi livelli, ma senza
aver risolto il problema fondamentale della vita e della morte.
È così che da alcuni secoli vi sono idee che hanno preso il potere.
Un’idea non esce mai dal vuoto, è sempre il prodotto di un cervello
pensante. Nel caso specifico la Loggia orientale pretende di aver
portato l’idea di un progresso spirituale per il pianeta e i suoi
abitanti. Questo progresso dovrebbe instaurare un regno divino sulla
terra, sopprimendo tutti i mali, compresi la malattia e la morte. È la
loro ideologia, ed è naturale che seduca i più. Ma, attenzione, è solo
un’ideologia che vuole conseguire il Bene in opposizione al Male.
Questo idealismo è reattivo ed è possibile che non sia assolutamente
in armonia con le leggi cosmiche. Se si tratta di un’illusione tipica
dell’Età Nera, significa che coloro che la diffondono vi hanno un
interesse vitale. A giudicare dalle forze dispiegate per convincerci
delle loro idee, questa propaganda deve senz’altro garantire loro un
progresso. Capisce questo obiettivo di alta politica?
Stanno mettendo a punto una civiltà completamente incentrata sulla
speranza del progresso materiale e dell’evoluzione spirituale. Perché lo
fanno? Perché questo sforzo? Perché questa enorme macchinazione per
condizionare le masse unificandole intorno a illusioni lusinghiere come
l’unità, la pace e la fratellanza umana?
Esistono illusioni per ogni tipo umano, dal bruto agli esseri più
raffinati. Se non siete ricettivi a un’illusione lo sarete a un’altra
che si accordi meglio al vostro stato d’essere. Ho già descritto prima
come fanno per farci abboccare.
J.L.: È abbastanza facile sfuggire a un’impressione
mentale di un ordine degradato o troppo negativo, ma nessuno sfugge
alle illusioni piacevoli, soprattutto quando si tratta di ideali
apparentemente nobili e umanisti.
Bhodyoul: Ha capito il problema dei tempi moderni.
Non si può sfuggire alla civiltà nemmeno se ci si rifugia in una grotta.
Bisogna adeguarsi e stare attenti a non farsi prendere. Colui che si
abbandona rischia di perdervi l’anima, convinto di migliorarsi. È questa
l’Età Nera. Ma non vorrei drammatizzare oltre modo, perché credo nella
forza dello Spirito e nella liberazione ultima.
J.L.: Può fare qualche previsione sulle prossime scadenze planetarie? Chi avrà la meglio?
Bhodyoul: La posso subito rassicurare, a meno che
lei non condivida la mia visione, il che sarebbe del tutto comprensibile
dato che molte persone dal cuore aperto sono attualmente il bersaglio
di una doppia illusione, sia attraverso l’esaltazione per un mondo
migliore, sia mediante la depressione di fronte alle perversità
dell’epoca. I tempi sono difficili e questa depressione esprime un
rifiuto di farsi prendere dalle illusioni che percepiamo vane e, in
definitiva, generatrici di delusioni. Capisce la miseria degli ambienti
new age, questa lotta per «stare meglio» aggrappandosi a regimi e a
tecniche di sviluppo personale superficiali, il cui effetto positivo si
manifesta soprattutto quando si abbandonano, mi segue? Le risparmio i
dettagli su questo traffico.
C’è qualche speranza che tutto questo cessi? Tutto dipende dalla
nostra forza interiore nel rifiutare le sollecitazioni che sono nello
spirito dell’epoca. Secondo fonti affidabili, la fratellanza orientale
perderà la partita perché un’altra fratellanza è attualmente all’opera
per eliminare il processo di soffocamento della coscienza.
J.L.: Finalmente! Ecco quello che avevamo bisogno
di sentirci dire. Mi permetto di dirle che lei è proprio un vero
orientale: ha l’arte di condurci sull’orlo del baratro per meglio
tenderci la mano al momento della caduta. Cosicché lei sostiene che i
suoi compatrioti lamaisti perderanno la partita perché un’altra
fratellanza romperà il piano del Nuovo Ordine Mondiale? È una bella
prospettiva per coloro che soffrono sotto il giogo del mondo moderno.
Bhodyoul: Anzitutto, vorrei fare una
puntualizzazione sui monaci tibetani. I miei compatrioti non sono la
causa, ma le vittime della loro pietà. Sono magicamente oppressi,
mantenuti reclusi sotto la gogna di una religione retrograda di origine
atlantidea. Sono i tulku-fantasmi i colpevoli, coloro che ci utilizzano
come bestiame per le loro mire politiche di conquista mondiale. Certo,
non hanno ancora toccato il jocker che dovrebbe dar loro un po’ di
requie di fronte alla Fratellanza che li annienterà.
J.L.: Gioca al supplizio cinese o a quello tibetano?
Bhodyoul: La loro ultima carta sarà quella di
proclamare che la speranza di tutti i popoli è finalmente soddisfatta,
annunciando al mondo che il Cristo è ritornato sulla terra, e ciò con
tutte le sfumature delle varie culture.
J.L.: Abbiamo già parlato di questa faccenda. È un progetto della NASA per fare apparire degli esseri celesti.
Bhodyoul: Sì, questo progetto prevede la produzione
di ologrammi che imitano le divinità dei pantheon religiosi. Ma non ha
mai pensato che la Loggia orientale può far apparire angeli ed esseri
invisibili rivestiti di luce astrale? I nostri guardiani
dell’«evoluzione», che sanno perfettamente influenzarci dal profilo
filosofico, hanno anche il potere di soggiogare le creature dei mondi
invisibili e di condurle fino alla soglia della nostra dimensione
avvalendosi della magia. Quindi non si tratta solo di tecnologia:
perfino gli angeli si fanno imprigionare.
In ogni caso i fratelli orientali hanno preparato un essere che
chiamano Maitreya – usurpando il nome del Buddha futuro – per fargli
assumere il ruolo del Messia. Peraltro non sappiamo da cosa salverà la
terra, visto che tutti i problemi sono stati creati dalla Loggia
orientale insieme alle logge occidentali.
Prima sabotano, poi cercano di venderci i loro servizi di
riparazione. Sono bugiardi per principio perché è da milioni di anni che
hanno imboccato la via dell’inganno e sono condannati a proseguire,
pena il rischio di scomparire. Ma arriverà un momento in cui le loro
abominazioni si ritorceranno contro di loro, e questo momento non è più
così lontano. Tuttavia, devono andare fino in fondo affinché il loro
giudizio sia sigillato. Per questo motivo le potenze superiori le
spingono a sprofondare nella menzogna e la blasfemia.
J.L.: Non viene loro ritirato il permesso di nuocere?
Bhodyoul: Bisogna che lo scandalo emerga, in primo
luogo per rispetto del libero arbitrio dell’umanità, poi perché le
illusioni ci aiutano a prendere coscienza. La coscienza è la posta in
gioco dell’Universo. Tutto questo è un gioco grandioso, e anche la
sofferenza è un’illusione. Quindi una fratellanza segreta – che non
lavora secondo l’asse est-ovest come quella dell’Himalaya – si sta
opponendo alla strategia totalitaria della Nuova Era e dell’Ordine
Mondiale.
Sinceramente non ne so di più e non bisogna correre il rischio di
tradire questo piano. Se questa fratellanza irradia da Nord a Sud,
possiamo capire che incrocia l’asse Est-Ovest, in luoghi in cui
imperversa una lotta titanica tra questi due gruppi magici. Aggiungerò
che questa fratellanza del «Nord», ammesso che sia appropriato chiamarla
così, non va confusa con la fratellanza spirituale regolare che si
occupa della liberazione spirituale dell’umanità e da cui provengono i
grandi messaggeri divini. Tale fratellanza non entra in lotta con le
potenze terrestri.
J.L.: Vorremmo sapere se questa fratellanza del Nord, come la chiama, ha per scopo di imporre un governo mondiale?
Bhodyoul: No, altrimenti non si opporrebbe alla
Loggia orientale che alimenta le illusioni mondialiste. La Fratellanza
del Nord persegue tutt’altro scopo, ma in mancanza di informazioni
dirette siamo costretti a fare illazioni. Credo che riflettendo sulle
varie tesi si debba poter giungere alla verità. Stilando un elenco delle
numerose illusioni propagate dalla Loggia orientale, si può trovare per
eliminazione lo scopo dell’altra fratellanza. Si parla del ritorno del
Cristo o di un Nuovo Ordine Mondiale? Si parla di una religione mondiale
unica? Si parla di una società socialista tecnocratica? Si parla di
un’utopia egualitaria? Si parla di una griglia di luce che circonda la
terra e di maestri ascesi alla moda new age? Allora non è la Fratellanza
del Nord, bensì la propaganda dei sempiterni spassosi del Tetto del
mondo.
Il programma di questa fratellanza segreta non è politico: vuole
semplicemente riportare le condizioni planetarie in armonia con le leggi
universali.
Piuttosto che imporre un programma politico, tenta di scongiurare i
pericoli più incombenti. Si tratta quindi di una forza pacifica che
intende correggere gli errori e gli eccessi della Loggia orientale e di
altri gruppi di Illuminati.
Questa fratellanza dispone di una magia potente pur senza violare le
leggi naturali e la coscienza umana. La sua comparsa ha gettato la
Loggia del Tibet e il lamaismo in una grande paura, poiché questo gruppo
ha ingaggiato una guerra totale contro questi manipolatori. Per questo
motivo, i promotori dell’Ordine Mondiale sono occupati ad armarsi fino
ai denti ponendo dispositivi di sorveglianza ai quattro angoli del
pianeta per tentare di individuare il minimo movimento che possa
costituire una minaccia. Un iniziato ha scritto:
«La fratellanza lamaista tenterà di raggruppare le forze disperse,
tentativo che comporterà inevitabilmente un'intensa produzione di
energia.
Il mondo materiale è popolato da diverse forme di vita; lo stesso vale per l’aldilà.
Questa colossale lotta per l’esistenza adotterà sempre più il
carattere di un campo di autodifesa. Avvalendosi della magia, la
fratellanza lamaista cercherà di accrescere artificialmente, fino a
raggiungere una temperatura febbrile, la tensione nervosa temporalesca
che ha predominato nel mondo durante un periodo così lungo da incitare
l’umanità a compiere azioni abbiette di cui in seguito si pentirà
amaramente.
Se questo tentativo fallisce – come speriamo e crediamo – in seno
alla fratellanza lamaista si produrrà uno stato di crisi con conseguenti
atti disperati che si manifesteranno mediante fenomeni di violenti
fuochi nell’atmosfera, che risultano dalla grande costrizione di volontà
dei maghi che impongono all’umanità i loro imperativi.»
Ecco una dichiarazione di Djwal Khool, detto il Tibetano, che fu il
portavoce della Grande Loggia Bianca fino alla soglia degli anni 1950.
Egli comunicò attraverso Alice Bailey, la quale ne trascrisse i
messaggi. I suoi insegnamenti costituiscono la bibbia dei guru e channel
della New Age.
Qui il Tibetano fa l’apologia della bomba atomica, considerata come
un’arma divina. Questa ammissione è la prova inconfutabile della follia
criminale dei maghi, pronti a far saltare il mondo per instaurare il
loro Nuovo Ordine Mondiale.
Per colui che comprende cosa significhi la violazione dell’atomo,
alla base dell’ordine naturale, non sono possibili compromessi:
l’energia nucleare apre il pozzo dell’abisso.
Questi maghi hanno fatto man bassa sul lamaismo e su molte
organizzazioni iniziatiche e religiose. Si fanno passare per le
incarnazioni di Gesù, Buddha, Krishna, Hermes, Zoroastro, Pitagora e
perfino di George Washington o di Giovanna d’Arco. Annunciano che la
loro manifestazione pubblica è imminente. Essa inizierà con
l’apparizione del Cristo-Maitreya, capo della loro religione mondiale,
una grossolana parodia del ritorno del Cristo.
Numerosi esseri sono stati ingannati attraverso la Nuova Era e la
promessa di un’Età d’Oro. Un esercito di falsi profeti ciechi guidano
gli inconsapevoli sulle vie dell’illusione.
La Grande Loggia Bianca ha esteso il suo influsso a tutti gli
organismi internazionali: l’ONU, l’UNESCO, l’Organizzazione Mondiale
della Sanità... e le varie cerchie mondialiste, dove i suoi agenti
Illuminati operano per la realizzazione del suo piano nelle sfere
finanziarie, politiche e culturali.
Alcuni adepti del Tibetano dicono che le nostre critiche fanno il
gioco della «Loggia Nera», ma devono capire che, dal nostro punto di
vista, la loro «Grande Loggia Bianca» è solo un collegamento della
potenza oscura. La Loggia Bianca è un dipartimento della Loggia
luciferina che è divisa in «bianco e nero». Gli spiritualisti sono
ingannati dalle apparenze di saggezza e dalla sofisticheria gesuitica
del Tibetano.
La dichiarazione di Djwal Khool sulla bomba atomica non resiste
all’analisi filosofica più del buon senso morale. Essa rivela che i
maghi del Tibet sono allo stremo e che sono pronti a seminare il caos e
il panico.
Gli argomenti del Tibetano costituiscono un giudizio severo per
coloro che tentano di giustificarli nonostante la grave patologia di
queste dottrine. «L’atomo» è satanismo puro.
J.L.: Perché l’energia atomica a fini «spirituali»?
Bhodyoul: La Loggia orientale ha bisogno di elevare
il livello di radioattività per intensificare il suo controllo
sull’umanità. È un programma di inquinamento per metterci «sotto
tensione». Rincarando la dose sui vantaggi della bomba atomica, il
Tibetano ammette a un certo punto che «le esplosioni atomiche
sotterranee permettono di eliminare avversari invisibili». Di che cosa
si tratta?
Alcune ricerche esoteriche mostrano che gli adepti della Loggia
orientale tentano di distruggere alcune fratellanze che non vogliono
partecipare al loro gioco o che vi si oppongono. Abbiamo pertanto capito
che la funzione segreta della forza d’urto nucleare è di alimentare una
guerra occulta con il pretesto di esperimenti «pacifici».
Djwal Khool e la bomba su Hiroshima
«In questo momento vorrei accennare al massimo evento spirituale che
ha avuto luogo da quando è apparso il quarto regno della natura, il
regno umano. Mi riferisco alla liberazione dell’energia atomica, di cui
si parla nei giornali questa settimana (6 agosto 1945), in relazione al
bombardamento del Giappone.
Alcuni anni fa vi dissi che la nuova era sarebbe stata inaugurata
dagli scienziati del mondo e che l’inaugurazione del regno di Dio in
Terra sarebbe stato annunciato per mezzo di un’indagine scientifica
riuscita. Con questo primo passo nella liberazione dell’energia
dell’atomo ciò è stato compiuto, e la mia profezia è stata giustificata
in quest’importante anno di nostro Signore, il 1945.»
Alice Bailey, Esteriorizzazione della Gerarchia, Casa editrice Nuova Era, 1986.
(e a questo punto, finita la pubblicazione relativa alla questione Tibet, sappiate che ci sarebbe pure dell'altro a cui collegare tutto questo... quindi se non vi spaventa "machiavellarvi" un po' - c'è da andare "fuori di testa"! - potrete continuare a leggere cliccando qui e... non dimenticate di cliccare sul tasto "chi siamo" eh?!)