mercoledì 21 gennaio 2015

La luce e l’oscurità: libertà e attaccamento


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Arjuna, giunto nel campo di battaglia per sbaragliare i Kurava, si trova a combattere contro se stesso. Non ha avuto neanche il tempo di sorprendersi, l’agguato architettato delle forze distruttive non gli ha lasciato vie di fuga.
Dopo essere stato condotto da Krishna tra i due eserciti nemici, incontra ciò che alberga nel suo animo ed è subito scontro.
Si accende una battaglia sordida, giocata su dei terreni diversi da quelli abituali, dove l’avversario si nasconde nell’ombra, in quanto è l’ombra della luce.
Il discepolo è condotto dall’anima ad esplorare nuovi spazi della coscienza che spesso si rivelano infidi e paludosi. Ogni tratto di strada è presidiato da un guardiano che ne impedisce il passaggio nei modi più diversi.
Le armi che abbattono quei neri custodi vanno cercate nell’animo e rispondono alle qualità più elevate dell’essere umano.
Dedizione, compassione, intelligenza, volontà, fermezza, determinazione, simpatia, tenerezza e amicizia sono le frecce da scagliare contro il nemico da vincere.

Per accedere al sentiero spirituale è necessario confrontarsi con il burattinaio che tende le fila della coscienza. Ad occhi inesperti sfuggono quelle ombre che rapiscono il sorriso e calano un panno nero sulla percezione. Così l’essere umano si ritrova solo e arrabbiato, prigioniero dell’oscurità e soprattutto senza rendersi conto di essere alla mercé dell’oscurità. Mentre quando combatteva contro la tirannia degli uomini, pur tra mille difficoltà, si sentiva a posto, dalla parte giusta. Invece il terreno su cui si muove l’aspirante spirituale mostra il vero volto soltanto quando il passo è stato compiuto.
Prima l’incertezza regna sovrana, il nemico può essere nascosto in ogni crepa del terreno o nelle frasche di un albero. Allora il discepolo, passo dopo passo, deve acquisire un nuovo equilibrio che gli permetta di procedere in avanti, ma soprattutto lo renda di nuovo pronto a parare eventuali attacchi.

Nell’animo di Arjuna la guerra per la gioia è iniziata tanto tempo prima, ma adesso non è più possibile ignorarla.
Come il discepolo tenta di liberarsi dai lacci del pensiero greve affidandosi al Maestro, il Pandava cerca la via di salvezza nella vicinanza di Krishna.
Nonostante le emozioni più nere lo abbiano avvolto come anaconda, Arjuna cerca soccorso nella luce.
Si intuisce che per il figlio di Kunti il peggio è passato, lo stretto sentiero di luce è stato intravisto, ma non è ancora il momento di intonare il peana. Il discepolo alterna momenti di sconforto in cui tutto sembra perduto, ad altri dove si innalza sulle vette più fresche. Di fronte ai baratri della coscienza, le paure prendono le sembianze del nemico più insidioso ed ogni passo in avanti verso la libertà comporta fatiche al limite delle possibilità.

“Davvero non vedo nulla che possa allontanare da me l’angoscia che offusca i miei sensi, neppure se avessi su questa terra un regno senza rivali o il dominio sugli dei.(BG II,8)

Arjuna, dopo aver affermato di voler prendere rifugio nel Maestro, fa un passo indietro e si nasconde all’ombra dell’autocommiserazione. Si accontenta del buio perché la luce è ancora troppo forte per i suoi occhi. Così nel rinnegare se stesso adora l’oscurità.
Come usa fare il devoto che si reca al tempio, il figlio di Kunti si prostra ai piedi dell’angoscia e le porge i suoi doni.
Comunque ogni discepolo è stanco di assistere alla liturgia del sé inferiore, aspira ad altro.

L’io, che mantiene lo scettro attraverso l’inganno e la distruttività, nel discepolo vive asserragliato nella tragedia.

La personalità percepisce l’anima come minacciosa e cerca di difendersi in ogni modo ingigantendo i problemi.

Il sé inferiore per continuare a piegare la coscienza ai suoi voleri aumenta la proiezione dei demoni interiori e così per l’aspirante allo yoga il mondo diviene un luogo inospitale da cui rifuggire.

Nonostante il bene venga cercato con convinzione, ci vuole del tempo per decentrarsi da se stessi.
Una percezione che aderisce alla superficie delle cose, non conosce il fuoco che la alimenta. Per cui, se la vista si sofferma sul fumo prodotto dalla fiamma, la visione ne risulta offuscata.

Arjuna, in preda agli incantesimi del male, nel lamentarsi della sua condizione apre il fianco alle lance velenose del dubbio e finisce per tenere stretto, come se fosse un tesoro, il dramma.
Quando il discepolo contatta il male interiore viene tentato, così per risonanza si può identificare con la distruttività e perdere di vista la luce che lo alimenta. Ma il male non ha fatto i conti con la Vita. La percezione della sofferenza apre la strada al riconoscimento della realtà delle cose. Tutto si chiarirà al debito momento, l’anima è al lavoro, inesorabile, per garantire il trionfo della libertà.
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Luca Tomberli
Luca Tomberli

Luca Tomberli nasce nel 1969 a Firenze. Negli anni Novanta, spinto dalla percezione della sofferenza, dopo aver sperimentato alcune tradizioni buddiste, varie discipline olistiche e degli approcci psicologici, inizia a praticare il Raja Yoga, l'antica scienza dell'essere improntata alla conoscenza del sé più profondo. L’incontro con Massimo Rodolfi segnerà in maniera inequivocabile il suo percorso. Fino a quel momento, il bisogno d’integrazione della spiritualità nel quotidiano, sembrava destinato a non essere soddisfatto del tutto. Nonostante avesse frequentato diversi gruppi legati in vario modo alla consapevolezza, non aveva ancora percepito quel senso di unità e appartenenza alla Tradizione che andava cercando e che invece gli viene rivelato dagli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Nel 1999 dopo aver frequentato Energheia, la prima scuola di formazione per terapeuti esoterici, e soprattutto avendo sperimentato il cambiamento positivo della propria vita sente l’esigenza di diffondere quegli strumenti utili per comprendere meglio se stessi. Così inizia ad insegnare materie esoteriche per l’associazione Atman . Nel 2006 insieme ad altri compagni di viaggio contribuisce a fondare sette sedi della scuola Energheia che vanno ad aggiungersi alla preesistente sede nazionale. Attualmente, sempre più desideroso di praticare l’innocuità creando insieme ad altri, presta la sua attività nell’ufficio stampa del portale YogaVitaeSalute, scrive per la rivista esoterica il Discepolo e per YogaVitaeSalute, insegna per la scuola Energheia nelle sedi di Milano e Roma ed organizza corsi di meditazione e di Raja yoga in Toscana.

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